Di qui al 2030

Il libro dell’economista e futurologo francese Jacques Attali si è cimentato, in un recente libro (Finalmente dopodomani, Salani editore, Milano) con il tema dei cambiamenti che si verificheranno di qui al 2030 (dopodomani).
Se si guarda alle tecnologie, sostiene Attali, vi sarà una enorme ondata di innovazioni. La potenza dei computer si sta avvicinando a quella del cervello umano, e grazie a questa potenza sarà più facile elaborare grandi masse di dati anche a fini previsionali. Il dialogo uomo-macchina e macchina-macchina (arriveremo a 130 miliardi di oggetti connessi, con un mercato di questi prodotti che supererà il 7,5% del PIL mondiale) porterà all’automazione progressiva di molte funzioni.
Le stampanti 3D consentiranno alle persone di fabbricarsi oggetti su misura; la realtà aumentata in 3D consentirà la creazione di ambienti virtuali per il lavoro, lo svago o l’arte. Le neuroscienze consentiranno di capire meglio i processi di apprendimento.
L’intelligenza artificiale consentirà ai robot di imparare, conversare e stimolare emozioni; le nanotecnologie consentiranno di creare materiali nuovi (ad esempio tessuti autoriparanti); le tecniche di terapia genica e biotecnologica (genomica) consentiranno di rigenerare tessuti partendo dalle cellule staminali e diventerà normale clonare gli animali.
Gli edifici riusciranno a produrre più energia di quanta ne consumano (smart building); grazie ai sensori l’agricoltura potrà monitorare la crescita delle piante e regolare l’uso di acqua e calore; grazie alle nuove batterie litio-ossigeno, dieci volte più potenti di quelle attuali.
Le automobili saranno sempre più elettriche o ibride (un’autonomia di 600 km con una ricarica); le automobili autonome con ricettori optronici e intelligenza artificiale costituiranno gran parte di quelle prodotte; il car sharing diventerà la regola; la cosiddetta “Sharing economy”crescerà il giro di affari di 30 volte; il contatto diretto tramite la rete (ad esempio Linedin) tra imprese e lavoratori potrà contribuire a una crescita del PIL del 2%, secondo quanto sostiene un rapporto della McKinsey.
Nonostante, però, questa enorme ondata di innovazioni non creerà necessariamente un mondo armonioso e felice. La situazione ambientale continua a deteriorarsi. Vi sono enormi questioni geopolitiche che potranno scatenare addirittura una nuova guerra mondiale.
In ogni caso, vi saranno enormi contraccolpi sul mondo del lavoro. Metà dei mestieri, soprattutto quelli a bassa qualifica, scompariranno; il 47% dei lavoratori USA sono a rischio, soprattutto nella ristorazione, nella logistica, nella finanza e nelle assicurazioni. Meno minacciati sono i lavoratori che hanno una elevata manualità, svolgono attività manageriali, attività creative, svolgono compiti nel settore della salute e della istruzione.

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