Società e impresa

La scomoda verità sul Coronavirus che forse sta venendo a galla

In una sola settimana alcuni autorevoli contributi scientifici hanno avvalorato la tesi (mai citata in Italia) di un legame tra la diffusione del Coronavirus e la qualità dell’aria delle diverse regioni.

L’Università di Halle (Germania) lo scienziato Yaron Ogen ha mostrato la correlazione tra la diffusione del virus in Europa e i dati da satellite che mostrano l’inquinamento dell’aria, in particolari regioni d’Europa, quali la Lombardia e l’area di Madrid.

Alla Università di Harvard uno studio ha analizzato 3.080 aree territoriali degli Stati Uniti, arrivando a conclusioni analoghe. Gli studiosi hanno calcolato che per ogni microgrammo in più di polveri sottili nell’aria la percentuale di morti per Coronavirus sale del 15%.

Infine, in Germania, gli esperti dell’Ufficio federale per l’ambiente (UBA- Umweltbundesamt) hanno evidenziato la correlazione, zona per zona, dei livelli di Biossido di azoto (NO₂) nell’aria, da un lato, e dall’altro non soltanto con le malattie cardiovascolari e dei polmoni, ma anche con la recente diffusione del Coronavirus.

Tutte conclusioni che suonano come ammonitrici per le future scelte di sviluppo economico, di cui si sta parlando per la famosa Fase 2.

Modesto contributo alla conoscenza del Coronavirus

Turbato dalla vicenda del Coronavirus, e dalla sua impressionante (per chi non ha conosciuto le vicende delle influenza Spagnola o di quella Asiatica) scia di morti (ogni giorno il doppio di un terremoto come quello dell’Aquila) e contagiati, ho cercato di trovare qualche spunto interpretativo con gli strumenti dell’economista, in un dibattito dominato (forse troppo) dai medici e dai virologi.
Partiamo dalle tre domande a cui giustamente l’opinione pubblica cerca risposte:
Domanda 1. Perché in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte o così poco nel centro e nel sud?
Domanda 2. Perché soprattutto uomini e molto meno donne?
Domanda 3. Perché così tanti anziani e così pochi bambini?
A questa domanda de ne potrebbe aggiungere una quarta.
Domanda 4. Perché così tanto a Bergamo (e Brescia) e in proporzione molto meno a Milano (che ha dieci volte gli abitanti di Bergamo, ma meno morti e contagiati)?

La tentazione dell’economista, ovviamente, è quella di collegare i dati sul Virus con quelli economici. In particolare la mia ipotesi è che vi sia una connessione con le attività industriali e agro-industriali, con il carico di inquinamento che queste finora hanno rovesciato sulla popolazione.
Qual è la parte del corpo che l’inquinamento colpisce di più (insieme al fumo)? Il polmone, esattamente come fa il Coronavirus.
Qual è la situazione di salute dei polmoni degli italiani? Prendiamo in proposito i dati (fonte: AIOM, AIRT, I numeri del cancro in Italia, dati 2018) sul numero di tumori al polmone rilevati nelle varie regioni italiane, e mettiamoli a confronto con i dati sui contagiati da Coronavirus.

Contagi Corona N. TUMORI POLMONE
Lombardia 17713 7350
Emilia-Romagna 4525 3500
Veneto 3214 3250
Piemonte 2341 3450
Marche 1568 1200
Toscana 1330 2900
Liguria 887 1350
Lazio 724 4150
Friuli 462 950
Campania 460 3500
Trentino-Alto A. 831 500
Puglia 383 2450
Sicilia 282 2900
Abruzzo 263 850
Umbria 243 700
VdAosta 165 100
Sardegna 134 1050
Calabria 129 1000
Molise 28 200
Basilicata 27 300
TOT 35709 41650
Correlazione           0,78

Il grafico seguente mostra una correlazione abbastanza forte il numero di contagi e il numero di tumori rilevati nelle diverse regioni.
Le linea dei contagi e dei tumori corrono su livelli molto bassi in regioni come Basilicata, Molise, Calabria e Sardegna, e all’opposto salgono ai massimi proprio nelle quattro regioni citate sopra.

In statistica esiste un indicatore che riesce ad esprimere in forma sintetica il legame tra due variabili: il coefficiente di correlazione, che va da un minimo di zero (quando il legame è nullo) e un massimo di 1 (quando il legame è massimo).
Ebbene il coefficiente di correlazione tra le nostre due variabili è molto alto, pari a 0,78.

 

 

 

 

 

 

 

I dati che abbiamo visto ora –si può obiettare- sono dati assoluti, e quindi fanno apparire peggiore la situazione delle regioni, in primo luogo la Lombardia, che hanno un numero più elevato di abitanti.
Prendiamo, per toglierci il dubbio, i dati dei contagi e dei morti per tumore al polmone ogni 1.000 abitanti.
Come si vede, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna (non il Piemonte per i contagi) hanno dei valori alti, superiori alla media nazionale.
Al contrario, molte regioni del Mezzogiorno (meno industrializzate) presentano valori bassi e inferiori alla media italiana.

x 1.000 abitanti Contagi Corona N. TUMORI POLMONE
Lombardia             1,86           0,77
Emilia-Romagna             1,03           0,80
Veneto             0,70           0,71
Piemonte             0,57           0,84
Marche             1,05           0,80
Toscana             0,33           0,73
Liguria             0,59           0,90
Lazio             0,14           0,83
Friuli             0,46           0,95
Campania             0,09           0,70
Trentino-Alto A.             1,04           0,63
Puglia             0,10           0,61
Sicilia             0,05           0,56
Abruzzo             0,26           0,85
Umbria             0,27           0,78
VdAosta             0,41           0,25
Sardegna             0,07           0,53
Calabria             0,13           1,00
Molise             0,04           0,29
Basilicata             0,03           0,38
TOT             0,62           0,73

Di qui la mia ipotesi interpretativa, che aiuta a dare risposta alle nostre domande.

Domanda 1. Perché in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte o così poco nel centro e nel sud?
Risposta 1. Perché si tratta delle regioni in cui si concentra lo sviluppo industriale, con il suo carico di inquinamento e di danni all’ambiente, e alle persone.
Domanda 2. Perché soprattutto uomini e molto meno donne?
Risposta 2. Perché il tasso di occupazione degli uomini è più alto, e si concentra di più nell’industria. Le donne hanno tassi di occupazione più bassi e lavorano di più nel settore dei servizi.
Domanda 3. Perché così tanti anziani e così pochi bambini?
Risposta 3. Perché gli anziani in molti casi hanno alle spalle decenni di usura dei polmoni in attività industriali, mentre i bimbi, pur fragili, hanno polmoni “nuovi” e ancora non usurati.
Domanda 4. Perché così tanto a Bergamo (e Brescia) e in proporzione molto meno a Milano?
Risposta 4. La Milano di oggi è una città terziaria (banche, assicurazioni, moda, studi professionali, Università, ecc.), mentre le attività industriali lombarde si sono spostate progressivamente verso province come quella di Bergamo.

La Cina ce la sta facendo!

La notizia del giorno è che la Cina sta vincendo il virus. Sta smontando ben 11 dei 14 ospedali costruiti in pochi giorni. Una grande lezione di efficienza. Investire sul sistema sanitario, favorire l’innovazione, aumentare l’occupazione. Quindi non solo limitare gli spostamenti. L’Italia, sfinita dalle regole di Maastricht, da venti anni si crede virtuosa tagliando i posti letto, chiudendo i reparti riducendo la spesa e l’occupazione. I risultati si vedono: tanta buona volontà, ma in sostanza mancanza di risorse e caos organizzativo. Investimenti? Pochissimi. L’appalto per acquistare mascherine può fermarsi perché manca la firma in un modulo per la privacy. Altro che costruire un ospedale in 10 giorni come in Cina! I cittadini per fortuna si stanno comportando responsabilmente. La fiducia nelle istituzioni sta reggendo.  

Lanciare servizi culturali, sportivi, ricreativi, tramite un’associazione senza scopo di lucro

Creare un’associazione può essere la scelta migliore, per avviare servizi culturali, sportivi, ricreativi.

Si pensi ad attività di formazione, a palestre, a piccoli impianti sportivi, al turismo esperienziale (gastronomico, artistico, ecc.), alla valorizzazione del territorio.

E’ una forma molto snella e flessibile, con costi bassi e una tassazione molto bassa (che in alcuni casi può essere persino nulla).

Proprio perché poco costosa, quella dell’associazione può essere anche una forma transitoria, con la quale preparare progetti imprenditoriali più strutturati.

Per questo oggi, anche grazie alla riforma del terzo settore, sta giocando un ruolo importante nei processi di Job Creation.

https://www.genesis.it/prodotto/creare-una-associazione

 

La Cina e il Coronavirus

Ciò che non è mai detto in questi giorni, mi sembra, è che la Cina, con il suo boom economico compra beni di lusso in tutto il mondo ma non ha ancora costruito un sistema sanitario che prevenga le epidemie, con controlli sugli allevamenti e servizi medici capillari.  Una volta tanto in Europa siamo molto più avanti. Quante lamentele però per la “burocrazia” delle procedure di conservazione dei cibi secondo l’HACCP, o contro una fantomatica Europa che ci impedisce di comprare direttamente le uova o il latte dal contadino o contro la vigilanza sanitaria negli allevamenti che impone di abbattere i capi al manifestarsi di certi sintomi.

L’inarrestabile diffusione del Tatoo

Storico marchio di infamia di carcerati, gangster e pirati, il tatuaggio il è diffuso modernamente come forma di “body art”: dal collo, i gamboni e la testa pelata e dipinta di alcuni cantanti e atleti,  fino al ricamino grazioso di molte ragazze.

La Commissione europea ha calcolato che in Italia il 12,8% della popolazione (7 milioni di persone) porta almeno un tatuaggio; negli USA si arriva al 22,5% e in Canada al 24%.

Questo fa capire che sviluppo abbia avuto il settore (partito da zero una ventina di anni fa), e come possa ulteriormente svilupparsi nei prossimi anni, anche perché a un tatuaggio se ne possono sempre aggiungere o sostituire degli altri.

In Italia il settore produce 100 milioni di Euro di fatturato, con 4 mila imprese coinvolte (25 mila Ero in media per ciascuna).

Sono questi i numeri ufficiali, mentre è ampio il bacino di chi opera in modo abusivo, senza le necessarie autorizzazioni.  Il Ministero della Salute ha appena fatto ritirare dal mercato 9 inchiostri altamente dannosi per la pelle.

http://www.genesis.it

 

Arte militare e nuova impresa – Terza parte

Quinto concetto: scegliere i punti deboli del nemico, e difendere i propri.

Federico il Grande di Prussia sarebbe un buon consulente per tante imprese, perché raccomandava ai piccoli eserciti di ricercare un terreno dove è impossibile attaccare frontalmente e con un numero di forze preponderante. La storia è piena di celebri imboscate, come quella di Annibale contro Flaminio sul Ticino (218 a.C.) e di geniali esempi di punti di debolezza sfruttati dall’esercito meno numeroso, come riuscì a fare Milziade nell battaglia di Maratona (491 a.C.), costringendo alla fuga un esercito, quello del persiano Dario, sbarcato con forze preponderanti (100 mila uomini contro poche migliaia).

Il sogno di costruire posizioni inattacabili, invece, è sempre stato illusorio. Nella prima guerra mondiale l’aviazione americana calò a picco la corazzata tedesca Oestfriedland fino ad allora ritenuta invincibile.

Nella seconda guerra mondiale la linea Maginot dei francesi fu aggirata dal colpo concentrato e improvviso del Blitzkrieg tedesco.

Cosa significa questo per una piccola impresa? Due cose:

  1. Che essa deve cercare di approfittare dei punti di debolezza dei concorrenti, anche di quelli apparentemente inattaccabili;
  2. Che essa deve a sua volta preparasi a resistere agli attacchi altrui, non ricercando posizioni di sicurezza, ma mettendosi in condizione di rispondere agli attacchi. Il sistema più efficace non è quello di cercare di mettersi al sicuro da ogni minaccia (difesa passiva), ma quello di mettersi in gradi di reagire alle minacce, anche approfittando degli errori dell’avversario (difsa offensiva). Non a caso l’Inghilterra che negli anni Trenta aveva investito, anziché su una difesa “inattaccabile” come la linea Maginot, sul potenziamento dell’aviazione, si trovò ben priù preprata della Francia al momento di essere aggredita dalla Germania.

Sesto concetto: costruire una organizzazione agile ed efficiente.

Mettere in piedi una organizzazione efficiente non è facile. Gengis Khan dedicò molti anni a trasformare una serie di piccole bande di predoni in un eccellente esercito, creando l’impero mongolo, che riuscì progressivamente a conquistare Cina, Persia e parti dell’Afghanistan e della Russia.

Una organizzazione efficiente è quella che può fare affidamento su valide retrovie e possibilmente sulla vicinanza con i propri centri di gravità. Gli eserciti troppo lontani dalle loro basi di partenza (come Napoleoni e Hitler in Russia) si sono sempre andati indebolendo, fino alla disfatta finale.

Per una piccola impresa, attenzione quindi a non sbilanciarsi in progetti troppo impegnativi, e a non perdere l’agilità tipica delle piccole organizzazioni.

La capacità di concentrare velocemente le forze è necessaria a tutte le organizzazioni, ma sono le più piccole quelle che possono maggiormente fare leva su questo fattore.

La velocità è favorita da una organizzazione che incoraggi l’iniziativa dei singoli e non li sovraccarichi di procedure, riunioni, regolamenti.

La piccola impresa deve quindi evitare di fare come la cavalleria, che nel 17° secolo perse di importanza in quanto sovraccaricando ogni cavallo, oltre che del cavaliere, anche di 70 chilogrammi di armature ed equipaggiamenti,  finiva per perdere in mobilità e velocità.

FINE delle 3 puntate

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Arte militare e nuova impresa – Seconda parte

Terzo concetto: è importante concentrare le forze su un solo punto o su pochi punti.

Per una impresa significa focalizzare l’azione su uno solo o su pochi segmenti, per raggiungere livelli qualitativi elevati e non disperdere le forze. Errore fatale di Napoleone, che fu invece evitato da Alessandro Magno, fu quello di non procedere in progressione, ma di ingaggiare contemporaneamente una guerra su più fronti (Russia, Spagna e Inghilterra).

La focalizzazione delle forze è ancora più efficace se si abbina alla velocità di azione e alla sorpresa. Non occorre essere più forti, ma esserlo localmente nel punto cruciale.

In molte battaglie i vincitori disponevano in partenza di forze inferiori, come dimostrarono le cinque battaglie di Montenotte nel 1796, in cui i napoleonici riuscirono a trovarsi in vantaggio numerico in ciascuna di esse, pur essengo globalmente più deboli dei loro avversari austro-piemontesi.

Afferma Von Clausewitz: “La sorpresa diventa quindi un mezzo per ottenere la superiorità numerica: ma è altresì un principio a se tante, e precisamente per i suoi effetti morali sull’avversario (…) Segreto e rapidità sono due facce della stessa realtà”.

Gli stessi terribili mongoli di Gengis Khan erano numericamente pochi, ma capaci di attaccare all’improvviso. Un geniale attacco a sorpresa fu quello di Napoleone ad Austerlitz (1805): Bonaparte, di fronte alla preponderante armata austro-prussiana, invece di indietreggiare attaccò proprio il contingente ritenuto più forte, quello di Olmutz, conseguendo la sua vittoria più celebre.

Quarto concetto: offensiva e mobilità permanente.

La forza di chi attacca è superiore, secondo alcuni esperti, di dieci volte rispetto a quella di chi si difende. Per una nuova impresa un enorme vantaggio sta nel fatto che essa non è ancora conosciuta e può quindi portare i suoi attacchi a sorpresa. Essa può quindi beneficiare dei vantaggi di chi attacca: morale alto, concentrazione di forze (mentre il difensore che non sa da dove può provenire l’attacco deve diperedere forze), sorpresa.

Senza l’appoggio del popolo (i clienti, per l’impresa) ogni guerriglia fallisce, ma dove quest’appoggio c’è essa diventa micidiale (il Vietnam insegna, ma anche l’Iraq dopo l’invasione americana).

Altri esempi di guerra convenzionale sono possibili. Proprio grazie all mobilità delle truppe e a una serie i rpide offensive, in successione fra loro, durante la prima guerra mondiale i francesi del maresciallo Foch riuscirono a fermare e sconfiggere, nella “battaglia di Francia” (1918), i tedeschi del generale Ludendorff, determinando le sorti del conflitto.

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Mens sana in corpore sano?

Una indagine del Censis sulle cose che contano per le diverse generazioni di italiani ha stabilito che (dati 2017) la cura del corpo è indicata come centrale dal 22,5% degli italiani. La percentuale è abbastanza omogenea tra le diverse classi di età; 23,6% nella classe 18-34 anni; 23,6% anche nella successiva 35-64 anni: 18,1% fra i 65 anni e oltre.

Ottime notizie quindi le tante attività che ruotano attorno ai centri di estetica, al fitness, al wellness, ai tatuaggi, ecc.

Un po’ sconfortante è invece vedere che l’antico detto “mens sana in corpore sano” non sembra confermato.

Secondo i dati del Censis, per gli italiani, avere un buon titolo di studio è ritenuto molto importante dal 13,4% delle persone giovani (18-34 anni), dal 14,2% di quelle di età centrale (35-64 anni) e dal 17,1% da quelle più anziane (65 e oltre). Solo fra queste ultime il buon titolo di studio si avvicina alla cura del corpo, comunque non superandola (17,1% contro 18,1%).

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