Mese: luglio 2015

Grecia Start up

In nessun paese del mondo le start up possono, da sole, fare superare una crisi. Soprattutto quando questa è grave e ha radici profonde, come in Grecia.
Tuttavia, il modo in cui l’ “ecosistema” delle microimprese reagisce a una crisi può contribuire significativamente al miglioramento generale della situazione economica di un paese.
In Grecia ci sono interessanti segnali in proposito, anche se purtroppo una delle piaghe di questo paese è che molti dei talenti migliori sono costretti a emigrare. Sono molte però le iniziative interessanti prese da giovani che preferiscono mettersi in proprio piuttosto che cercare un impiego (molto difficile da reperire) in una multinazionale o nei servizi pubblici, oppure appunto emigrare.
Analizzando diversi settori, soprattutto nei servizi, ci si imbatte in idee innovative sviluppate proprio in Grecia.
Incrediblue è ad esempio una piattaforma che mette in contatto proprietari di barche e persone che nel mondo vogliono trascorrere un periodo in barca accompagnati e guidati da uno skipper.
Jupitee è una App per telefoni mobile che veicola messaggi pubblicitari; Weendy una App per gli appassionati di sport estremi; Bugsense è un applicazione che rileva l’efficienza e i problemi dei telefoni mobili; Megaventory una software house che sviluppa sistemi ERP per la programmazione aziendale; ZeroFund una piattaforma per raccogliere finanziamenti in crowdfunding; Taxibeat una piattaforma per prenotare un servizio professionale di taxi.
Tre notizie cattive emergono però dall’analisi di queste start up: la prima è che si tratta sempre di servizi e mai di attività produttive; la seconda è che l’uso quasi esclusivo di nomi in lingua inglese rivela probabilmente una certa sudditanza culturale; la terza è che in alcuni casi la sede legale è stata collocata all’estero, sottraendo risorse al fisco ellenico che ne avrebbe tanto bisogno.

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E se il Grexit fosse un successo?

Le goffe e quasi spettrali figure che si aggirano nello scenario europeo sono come un incubo per quei greci che vogliono avviare una nuova impresa.
Merkel, Schäuble, Juncker, Lagarde, stanno tormentando da anni un paese debole, strutturalmente incapace di sostenere gli standard macroeconomici (i parametri di Maastricht) fissati astrattamente nel 1992 e successivamente inaspriti con il fiscal compact.
Una tortura, che ha portato la Grecia alla paralisi economica; una via senza apparente sbocchi, se non il default del debitore.
Eppure si ha l’impressione che i più impauriti dal Grexit, i veri zombie che camminano, siano proprio i paesi “forti”. Ma perché?
Perché se uscendo dall’Euro la Grecia, così come accadde per l’Argentina (ma anche ai diversi paesi europei senza Euro, dalla Polonia alla Ungheria), dovesse rilanciarsi, certo più povera ma più attiva, con una minore oppressione fiscale e una economia dove alle piccole imprese fosse nuovamente conveniente investire e produrre, questo suonerebbe come una drammatica sconfitta per gli arroganti profeti dell’austerità.