Mese: novembre 2013

IL PROBLEMA ALL’INIZIO NON SONO LE TASSE!

Potrò sembrare eretico, ma l’esperienza mi dice che per chi avvia una impresa un ostacolo pesante non sono le tasse, ma la burocrazia. Quando l’impresa nasce può usufruire di regime fiscali di favore, nel primo anno gli studi di settore non si applicano, i versamenti delle imposte sul reddito con i relativi acconti sugli anni successivi iniziano soltanto dal secondo anno di attività.

Ciò con cui l’impresa nuova ha subito un impatto traumatico è quello della burocrazia. L’Italia è un paese che ha una grande abilità nel moltiplicare e complicare tutti i necessari passaggi amministrativi. Si pensi  quale montagna di carte e di firme è stata partorita dalla legge sulla privacy, che in altri paesi è affrontata in modo più sobrio.  Oggi si scopre peraltro, alla faccia della privacy e alla relativa le montagne di incartamenti, che ciascuno di noi può essere spiato nelle sue comunicazioni via e-mail o telefoniche!

Sulla burocrazia lasciamo parlare chi se ne intende. Su “Il Sole 24 ore” ho trovato nei giorni scorsi (26 novembre) un interessante sfogo di un commercialista di Crema, che dice fra l’altro: “E’ frustrante, complicato e dispendioso dovere lavorare continuamente nell’incertezza, alle prese con obblighi inutili che nemmeno chi li ha inventati riesce a spiegarci a cosa servano esattamente. E ora non solo il contenuto degli adempimenti  diventa poco chiaro, anche le scadenze (una volta esisteva un calendario fiscale ben pianificato) sono un’illusione che vengono modificate all’ultimo minuto”. Aggiunge un altro commercialista, sullo stesso giornale: “Lo studio e il sottoscritto sono sommersi di da richieste di adempimenti di poco conto dal punto di vista della remunerazione, ma di forte impatto per la gestione: registrazione contratti di locazione, elenco Spesometro, versamenti F24, invio telematico dei modelli di dichiarazione”. Un terzo professionista rincara così la dose: “Oggi a una settimana dalla scadenza, non sappiamo quando e quanto dovranno pagare di acconto i nostri clienti, non sappiamo nulla della seconda rata IMU (…)Tutto questo tra tra Spesometro, Beni ai soci e saldo Tares”.

Questo caos, che impatta in primo luogo sui professionista, rende incerta, costosa e pericolosa (sanzioni) soprattutto la vita delle aziende, fin dal primo giorno di vita.

 

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Megatrend di ieri e di domani (Parte IV) – Horizon 2010

L’Unione Europea da alcuni fa di tutto per frenare la crescita e lo sviluppo imponendo ai paesi membri assurdi vincoli di bilancio, che né USA né Giappone si sognano di adottare, ma allo stesso tempo cerca (almeno quello) di stimolare l’innovazione programmi di sostegno alle nuove tecnologie.

Il nuovo programma (che inizierà nel gennaio 2014) si chiama “Horizon 2020” e sarà finanziato con oltre 70 miliardi di Euro per il periodo 2014-2020.

Risorse ingenti, che potranno finanziare i filoni di attività previsti da Horizon 2020. Quali?

I filoni saranno 3:

  1. Eccellenza      nella scienza: ricerca di frontiera, ricerca per aprire nuovi filoni di      innovazione, ricerca sulle opportunità formative e di sviluppo delle      carriere,  ricerca sulle infrastrutture      anche elettroniche.
  2. Tecnologie      industriali: le KETs (Key Enabling Technologies cioè tecnologie di punta: ICT,      fotonica, nanotecnologie, materiali innovativi, biotecnologie,      manifattura, spazio); accesso alla finanza di rischio (es. venture      capital); innovazione nelle PMI.
  3. Sfide      sociali: salute, cambiamenti demografici, sicurezza alimentare,      agricoltura sostenibile, bio-economia, energia sicura e pulita, trasporti      smart, clima, materie prime, società inclusiva e innovativa, società      sicura.

Filoni minori in quanto a risorse riguarderanno l’EIT (Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia), i programmi per aumentare la partecipazione e il JRC (Joint Research Center).

Il nuovo programma è la continuazione di 3 precedenti programmi: il 7 Programma Quadro, il CIP (Programma quadro per la competitività e l’innovazione) e l’EIT (Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia),

 

 

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Con i prodotti usati per l’infanzia opportunità per l’impresa e per l’ambiente

Una delle aree di maggiore spreco consumistico è quello dei prodotti per l’infanzia. Carrozzine, seggiolini per auto, vestitini, giocattoli sono prodotti abbastanza costosi che hanno un ciclo di vita che dura pochi mesi. Il prodotto dismesso spesso finisce tristemente nel cassonetto.

Di qui l’idea che si sta diffondendo di dare vita a negozi per la compravendita di prodotti usati (opportunamente puliti e rigenerati)  per l’infanzia.

I prodotti possono essere comprati e venduti dal negozio, oppure semplicemente accolti in conto vendita dai privati, con il mandato di venderli ad altri privati, percependo una commissione per l’intermediazione.

In questo modo il nuovo imprenditore risparmia sull’acquisto delle merci e riduce l’investimento iniziale e il rischio d’impresa.

Una variante, che può essere combinata alla compravendita, è quella del noleggio: la famiglia paga soltanto per il periodo di effettivo utilizzo del prodotto, che poi restituisce.

Starà alla creatività degli imprenditori scegliere la gamma dei prodotti e dei servizi; tra questi non sono da escludere eventi per le famiglie e i loro piccoli.

Negozi di questo tipo, che si stanno diffondendo, offrono opportunità di impresa e di occupazione, ma anche forti opportunità di risparmio per le famiglie, particolarmente preziose in tempo di crisi.

Da non trascurare poi i benefici per l’ambiente; l’allungamento della vita dei prodotti non farà piacere alle industrie produttrici (quasi tutte straniere) e alle catene di negozi e supermercati, ma certamente contribuirà a ridurre il carico dei rifiuti e i costi ambientali.

 

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