Mese: settembre 2013

Le banche: attenzione alle commissioni bancarie!

Uno dei grandi vantaggi della partecipazione all’Eurozona, è noto, è il fatto che gli interessi bancari si mantengono da anni su livelli piuttosto bassi.

Il tasso Euribor, il tasso interbancario che costituisce la base per i tassi alla clientela, viaggia ormai al di sotto dell’ 1%.

E’ vero che quando una impresa chiede un finanziamento, al suddetto Euribor le banche aggiungono uno spread che può spingere il tasso ben oltre il 5%, con la giustificazione che una nuova impresa presenta un profilo di rischio più elevato di quello di una impresa già conosciuta da anni.

Tuttavia, anche se con questi spread, si tratta sempre di tassi molto migliori di quelli verificatisi in altri periodi della recente storia italiana.

Se questo è abbastanza noto, molto meno noto è che negli ultimi anni le banche abbiano attivamente teso a compensare i bassi tassi di interessi con un incremento molto forte delle commissioni.

Commissioni di massimo scoperto, commissioni sulle singole operazioni (dall’assegno al bonifico), spese di istruttoria fidi, commissioni sulle fidejussioni bancarie.

L’analisi dei bilanci dei principali istituti bancari rivela che proprio su queste voci le banche hanno puntato negli ultimi anni.

Il consiglio per chi avvia un’impresa è molto semplice: quando si contatta una banca e si chiede un preventivo per un finanziamento, non ci si deve fermare alla sola percentuale del tasso. E’ molto importante capire quale sarà tutta la struttura dei costi che deriveranno dal rapporto con la banca stessa: quindi le commissioni che verranno applicate sui diversi aspetti del rapporto bancario.

 

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Megatrend di ieri e di domani (Parte II)

Abbiamo visto, in un precedente articolo, i megatrend che furono individuati in un testo celebre come “Megatrends” di John Naisbitt (1983).

Possiamo fare un salto in avanti di 30 anni, iniziando a vedere una interessante analisi fatta recentemente da ASTER di Bologna, l’agenzia per lo sviluppo tecnologico dell’Emilia-Romagna.

Qui il focus è appunto più sui trend tecnologici che sul complesso dei trend socio-economici, come in Naisbitt.

Sono 13 le tendenze individuate da ASTER, e che possono avere un impatto sulla nascita di nuove imprese.

1. Smart cities

In futuro aumenteranno le concentrazioni abitative e per esse sarà importante una gestione più intelligente e sostenibile (efficienza energetica, emissioni zero), in relazione alle reti energetiche, alla mobilità, agli edifici.

2. New generation

L’Europa pochi giovani e ben il 20% del totale mondiale di popolazione ultraottantenne; le donne aumenteranno la loro presenza nella finanza e nel mondo degli affari.

3. Geo-localization

Le interazioni fra individui e fra organizzazioni saranno ripensate a partire dalle informazioni di localizzazione associate a dispositivi personali, con grande sviluppo di queste tecnologie.

4. Smart cloud

Nel futuro sarà possibile integrare cloud pubblici e privati e allocare cloud “ad-hoc” secondo le esigenze delle imprese.

5. Virtual world

Gli ambienti di simulazione, già in forte diffusione, saranno utilizzati in nuovi ambiti, ed in particolare nella difesa, nella medicina, nell’educazione, nella mobilità e nel business.

6. New business model

I modelli di business evolveranno verso condivisione di risorse (infrastrutture, macchinari) e pagamenti per i servizi in base all’effettivo utilizzo.

7. Wireless intelligence and advancement in networks

Nel futuro la connettività sarà principalmente wireless, aumenteranno i dispositivi disponibili, la loro interconnessione e la capacità di elaborazione. L’ulteriore sviluppo della banda in termini di ampiezza e disponibilità influenzerà nuove generazioni di applicazioni.

8. Innovating zero

I prodotti saranno progettati in modo da ridurre a zero i difetti, le falle di sicurezza, gli errori, gli incidenti e le emissioni pericolose per l’ambiente e la salute.

9. Innovative technologies of the future

ASTER indica come emergenti le tecnologie legate ai nanomateriali, all’elettronica flessibile, ai laser, ai materiali “intelligenti” e così via.

10. E-mobility

L’uso di veicoli elettrici a 2 e 4 ruote aumenterà irreversibilmente erodendo la quota della mobilità tradizionale e saranno necessarie la realizzazione di nuove infrastrutture e l’identificazione di nuove soluzioni tecnologiche.

11. Cure and prevent in healthcare

I metodi di prevenzione e di cura medica si diffonderanno per aumentare il benessere dei cittadini.

12. Factory of the future: smart and green

La produzione sarà sempre più rapida, efficiente e sostenibile. Aumenterà l’utilizzo dell’automazione industriale, il ricorso a tecniche di intelligenza artificiale e robot intelligenti.

13. Global power generation

Al di posto luoghi concentrati di produzione di energia elettrica si diffonderanno luoghi di produzione con fonti rinnovabili che saranno decentrati nel territorio.

(continua)

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Punti di forza e debolezza dell’imprenditore tecnologico

Da diversi anni ormai sono in stretto contatto con molte persone, giovani e non, che vogliono avviare delle start up a forte contenuto tecnologico.

Si tratta spesso di ricercatori, professori universitari, dottori di ricerca, che hanno maturato l’idea imprenditoriale all’interno della loro attività di ricerca, prevalentemente in dipartimenti di fisica, chimica, ingegneria, biologia.

Quali sono i punti di forza e di debolezza che il consulente nota in queste persone?

Punti di forza sono senz’altro:

  • Le elevate      competenze tecnico-professionali, che fanno sì che nel loro campo queste      persone siano tra i massimi conoscitori di un determinato argomento;
  • le forti      motivazioni a esprimersi e a realizzarsi   nelle proprie opere: un      presupposto fondamentale per qualunque successo           d’impresa;
  • l’appartenere a      un team affiatato e rodato da anni di collaborazione scientifica;
  • i contatti      internazionali, frutto di frequentazioni scientifiche e di costanti      rapporti con colleghi di altri paesi avanzati.

E i punti deboli?

E’ difficile generalizzare, però, alcuni elementi si riscontrano abbastanza di frequente.

  • La       convinzione molto radicata che il fatto stesso di avere un vantaggio competitivo in termini di conoscenza rispetto ad altri soggetti sia automatico un fattore competitivo nel fare azienda: quando invece le esperienze di tante imprese di successo mostrano che è necessario combinare elevate conoscenze tecniche con un approccio commerciale efficace.
  • L’eccessiva omogeneità del team d’impresa. Troppo spesso il gruppo è formato da persone con la stessa formazione tecnica e con lo stesso percorso scientifico; questo significa una quasi esclusiva concentrazione sugli aspetti tecnici e l’assenza (spesso) di almeno una figura interessata a occuparsi della fase commerciale.
  • La tendenza (talvolta) a fare dell’impresa un’appendice dell’attività di ricerca (per acquisire ad esempio fondi aggiuntivi, in un periodo di scarsità di stanziamenti) e non un soggetto capace di agire con propri autonomi obiettivi.
  • La       scarsa conoscenza degli aspetti amministrativi, economico-contabili e       gestionali: lacuna questa meno grave in quanto colmabile con le letture, la consulenza e la formazione, normalmente fruttuosa trattandosi di persone con un’elevata capacità di studiare e apprendere.

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