Mese: marzo 2019

Arte militare e nuova impresa – Seconda parte

Terzo concetto: è importante concentrare le forze su un solo punto o su pochi punti.

Per una impresa significa focalizzare l’azione su uno solo o su pochi segmenti, per raggiungere livelli qualitativi elevati e non disperdere le forze. Errore fatale di Napoleone, che fu invece evitato da Alessandro Magno, fu quello di non procedere in progressione, ma di ingaggiare contemporaneamente una guerra su più fronti (Russia, Spagna e Inghilterra).

La focalizzazione delle forze è ancora più efficace se si abbina alla velocità di azione e alla sorpresa. Non occorre essere più forti, ma esserlo localmente nel punto cruciale.

In molte battaglie i vincitori disponevano in partenza di forze inferiori, come dimostrarono le cinque battaglie di Montenotte nel 1796, in cui i napoleonici riuscirono a trovarsi in vantaggio numerico in ciascuna di esse, pur essengo globalmente più deboli dei loro avversari austro-piemontesi.

Afferma Von Clausewitz: “La sorpresa diventa quindi un mezzo per ottenere la superiorità numerica: ma è altresì un principio a se tante, e precisamente per i suoi effetti morali sull’avversario (…) Segreto e rapidità sono due facce della stessa realtà”.

Gli stessi terribili mongoli di Gengis Khan erano numericamente pochi, ma capaci di attaccare all’improvviso. Un geniale attacco a sorpresa fu quello di Napoleone ad Austerlitz (1805): Bonaparte, di fronte alla preponderante armata austro-prussiana, invece di indietreggiare attaccò proprio il contingente ritenuto più forte, quello di Olmutz, conseguendo la sua vittoria più celebre.

Quarto concetto: offensiva e mobilità permanente.

La forza di chi attacca è superiore, secondo alcuni esperti, di dieci volte rispetto a quella di chi si difende. Per una nuova impresa un enorme vantaggio sta nel fatto che essa non è ancora conosciuta e può quindi portare i suoi attacchi a sorpresa. Essa può quindi beneficiare dei vantaggi di chi attacca: morale alto, concentrazione di forze (mentre il difensore che non sa da dove può provenire l’attacco deve diperedere forze), sorpresa.

Senza l’appoggio del popolo (i clienti, per l’impresa) ogni guerriglia fallisce, ma dove quest’appoggio c’è essa diventa micidiale (il Vietnam insegna, ma anche l’Iraq dopo l’invasione americana).

Altri esempi di guerra convenzionale sono possibili. Proprio grazie all mobilità delle truppe e a una serie i rpide offensive, in successione fra loro, durante la prima guerra mondiale i francesi del maresciallo Foch riuscirono a fermare e sconfiggere, nella “battaglia di Francia” (1918), i tedeschi del generale Ludendorff, determinando le sorti del conflitto.

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Arte militare e nuova impresa – Prima parte

La cultura manageriale deve molto all’ “arte militare”. Molti dei concetti, soprattutto nel campo del Marketing, hanno origini belliche. Si pensi ad espressioni quali “aggredire un mercato”, “sfidare un concorrente”, “presidiare una posizione”, molto usate da manager e imprenditori.

Non soltanto la competizione economica assorbe oggi gran parte di quella aggressività sociale che in passato aveva come valvola di sfogo l’offensiva militare.

Quali sono i concetti della tecnica militare che un nuovo imprenditore farebbe bene a conoscere? Questi concetti sono fondamentalmente sei.

Primo concetto: nella competizione la qualità della direzione e delle decisioni è fondamentale.

Velocità di decisione, “sangue freddo”, perseveranza sono, ben più che l’amore del rischio, delle doti decisive.

La velocità di decisione è possibile solo se il colpo d’occhio consente di capire tutto ciò che non è essenziale e di portare a sintesi i pochi elementi rilevanti. Il “coup d’oeil” era una delle virtù più importanti di Napoleone. Nella seconda guerra mondiale lo fu il “Fingerspitzengefuehl” del generale Rommel (la “volpe del deserto”.

Il “sangue freddo” era una dote fondamentale del Duca di Wellington, il vincitore di Napoleone a Waterloo, famoso per la capacità di non perdere calma ed eleganza anche nei momenti più difficili della battaglia.

Un esempio eloquente di perseveranza ce la fornisce invece il generale confederale John B.Hood, che perse prima un braccio nella battaglia di Gettysburg, poi una gamba a Chickamauga e ben lungi dal perdersi d’animo, continuò a dirigere le truppe nei successivi campi di battaglia facendosi fissare sulla sella del cavallo!

Secondo concetto: è importante conoscere e pianificare.

Affermava il maggiore teorico militare di tutti i tempi, il generale prussiano Von Clausewitz: “La guerra è il campo dell’incerto. I tre quarti delle cose sulle quali ci si basa per agire sono immerse nella nebbia, più o meno densa, dell’incertezza”.

Una buona conoscenza e un buon sistema informativo sono quindi alla base di qualunque pianificazione. Non a caso, nel 13° secolo, l’impero mongolo stipulò un accordo con la repubblica di Venezia: i mongoli si impegnavano a distruggere le sedi di tutti i banchieri non veneziani che si trovavano sul loro cammino, chiedendo in cambio ai mercanti veneziani di preparare dettagliati rapporti sui movimenti di truppe degli eserciti nemici dei mongoli.

La pianificazione attenta di ogni possibile evenienza, come era solito fare Federico il Grande di Prussia, è fondamentale. Specie in una piccola impresa, tuttavia, va tenuto presente che in un ambiente incerto, è impossibile pianificare tutto, e quindi occorre sapere adattare il piano alle situazioni specifiche. La storia è piena di generali bravissimi a pianificare, ma incapaci di adattarsi alle condizioni particolari di un terreno di battaglia!

Mens sana in corpore sano?

Una indagine del Censis sulle cose che contano per le diverse generazioni di italiani ha stabilito che (dati 2017) la cura del corpo è indicata come centrale dal 22,5% degli italiani. La percentuale è abbastanza omogenea tra le diverse classi di età; 23,6% nella classe 18-34 anni; 23,6% anche nella successiva 35-64 anni: 18,1% fra i 65 anni e oltre.

Ottime notizie quindi le tante attività che ruotano attorno ai centri di estetica, al fitness, al wellness, ai tatuaggi, ecc.

Un po’ sconfortante è invece vedere che l’antico detto “mens sana in corpore sano” non sembra confermato.

Secondo i dati del Censis, per gli italiani, avere un buon titolo di studio è ritenuto molto importante dal 13,4% delle persone giovani (18-34 anni), dal 14,2% di quelle di età centrale (35-64 anni) e dal 17,1% da quelle più anziane (65 e oltre). Solo fra queste ultime il buon titolo di studio si avvicina alla cura del corpo, comunque non superandola (17,1% contro 18,1%).

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