Mese: novembre 2016

Potere, potere, potere…

La riforma della Costituzione è mossa dal principale intento di accentrare i poteri politici ed economici in un gruppo ristretto di persone e di gruppi di interesse, per dominare le istituzioni senza contrappesi democratici (enti locali, regioni, magistratura, associazioni imprenditoriali e sindacali, ecc.), dominare i Media e muovere all’assalto dell’economia privata imbracciando poteri straordinari.
Si potranno quindi fare, senza obiezioni, ponti sullo Stretto di Messina, disastri ambientali, nomine di famiglia in banche e imprese, tassazioni straordinarie per ripianare gli sprechi di ministri vanagloriosi e spreconi (addirittura una passeggiata con la portaerei Garibaldi in occasione della visita della Merkel).
E’ un progetto che spaventa, e che ricorda un lontano e triste passato, ma che piace non a caso alla Germania di Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, che ha sempre teorizzato un ruolo periferico e sottomesso dell’Italia.
La Germania ha bisogno di fedeli pro-consoli e ha potuto verificare in questi 3 anni che il nostro paese, pur guidato da rappresentanti ciarlieri, si è sempre allineato docilmente alle scelte europee, anche quando queste nuocevano ai suoi interessi. Schäuble, che a suo tempo aveva quasi sbranato la povera Grecia di Tsipras, ha espresso pieno appoggio alle “riforme” di Renzi.
La strada giusta non è però questa. L’Italia ha bisogno di ripartire mobilitando le sue energie migliori, non di rottamare chiunque non è allineato.
Ha bisogno di leader inclusivi, non di maestri medievali dell’arte dell’inganno (“stai sereno”)
L’autorevole Financial Times ricorda agli italiani che il problema del nostro paese non è quello di fare e rifare le leggi, modificare costituzioni e accentrare poteri nelle mani di autocrati presenti e futuri, ma di affrontare i problemi reali del paese.
Ad esempio il Parlamento italiano ha varato in pochi anni ben tre riforme degli appalti pubblici (l’ultima delle quali, 2015, la più confusa di tutte), complicando ulteriormente le procedure, e aumentando i costi per cittadini e imprese.
“Ciò di cui l’Italia ha bisogno non sono più leggi da approvare più rapidamente ma meno leggi e migliori”, dice il Financial Times, aggiungendo che “le riforme costituzionali faranno ben poco per migliorare la qualità del governo, della legislazione e della politica”.
L’Italia è il paese che crede di combattere la mafia con i certificati anti-mafia o la corruzione con le autorizzazioni dell’ANAC (ennesimo ente dedicato a controllare altri enti) di Raffaele Cantone.
La presunta abolizione delle Province (in realtà non avvenuta) è servita a tagliare fondi per funzioni essenziali come la manutenzione delle strade, come il drammatico crollo del cavalcavia di Lecco (di competenza della Provincia senza fondi) ha drammaticamente evidenziato.
Fare molto, in fretta e male non è mai la soluzione migliore, in nessun campo, men che meno se allo scopo serve demolire una Costituzione che è stata l’architrave del vivere civile per 70 anni.

L’agricoltura e la spinta dei giovani italiani al Self-employment

Una recente indagine della Coldiretti ha mostrato che l’Italia è il paese europeo per numero di imprese condotte da giovani con meno di 35 anni.
La situazione di alta disoccupazione giovanile non impedisce, e anzi probabilmente induce una spinta verso il “self-employment”.
D’altra parte, sembrano infondate le polemiche che spesso vengono mosse contro le presunte difficoltà ad aprire una impresa.
In Italia non è affatto difficile aprire una impresa; è difficile trovare un mercato che offra prospettive promettenti. E indubbiamente, anche perché spinti dalla necessità, molte persone affrontano la scelta imprenditoriale senza la dovuta preparazione.
La ricerca Coldiretti è interessante anche per indicare i settori preferiti dai giovani: in primis l’ampio contenitore del commercio (11 mila nuove aperture nei primi 9 mesi del 2016), l’agricoltura, le costruzioni specializzate, la ristorazione, i servizi alle persone.
La Coldiretti ha una particolare autorevolezza in ambito agricolo. La sua indagine mostra che molti dei giovani agricoltori sono di prima generazione e si indirizzano spesso verso colture innovative. Il 50% è dotato di laurea, il 57% ha fatto innovazione nell’ultimo anno, il 74% è orgoglioso del lavoro fatto e il 78% è soddisfatto di essere entrato in agricoltura.

Terremoto e cavalcavia di Lecco: quello che non si dice

L’esigenza di rientrare nei parametri di Maastricht e nel cosiddetto Patto di stabilità ha portato negli anni scorsi lo Stato italiano a tagliare drammaticamente le spese per la manutenzione del territorio.
La quasi abolizione delle Province, enti addetti alla manutenzione di strade e scuole, ha fatto il resto.
Se un territorio con supponiamo 100 cavalcavia, prima del Patto di stabilità riusciva ogni anno a fare un’adeguata manutenzione (mettendo in moto imprese e professionisti del settore) a 3-5 di queste strutture (un numero comunque basso), nel 2016 le risorse finanziarie sono state ridotte di cinque volte, per cui si riesce a malapena a fare una manutenzione all’anno.
Il crollo del cavalcavia di Lecco è stato clamoroso e sintomatico di una incuria di cui fanno le spese oggi sia i cittadini sia le imprese e i lavoratori che potrebbero mettere a disposizione utilmente la loro professionalità.
La stabilità dei conti produce la instabilità del suolo, quindi distruzione e morte: cosa è meglio?