Mese: marzo 2020

Coronavirus e inquinamento: i tristi primati di Bergamo e Brescia

In quale misura il Coronavirus si abbatte sui territori a più alto inquinamento dell’aria?

I dati visti nel mio precedente articolo (“Modesto contributo alla conoscenza del Coronavirus”) erano impressionanti. Il primato di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna nei contagi apparivano in stretta correlazione con i primati nel numero di tumori al polmone.

Erano dati che contribuivano anche a spiegare la minore esposizione al virus da parte delle donne, perché meno presenti come manodopera nei settori industriale inquinanti, e non come affermato dalla virologa Ilaria Capua, perché più attente alla igiene personali e al lavarsi spesso le mani (!).

I dati che seguono provengono dal sito dell’ARPA Lombardia e riferiscono dei livelli di inquinamento dell’aria nelle diverse province.

La prima tabella riporta i dati del sito ARPA (purtroppo l’ultimo anno di riferimento è il 2014 (!), che si limitano ai dati assoluti.

SO2 NOX CO2 PM2,5 PM10
Valori assoluti t/anno t/anno kt/anno t/anno t/anno
BG 1.996 14.189 6.279 2.141 2.572
BS 2.813 19.093 6.825 2.811 3.396
CO 305 5.975 1.745 1.225 1.362
CR 686 6.515 2.379 780 965
LC 219 3.329 1.333 610 697
LO 123 4.359 2.424 397 486
MN 472 8.647 4.957 1.361 1.589
MI 1.204 22.582 11.361 2.261 2.751
MB 411 6.082 3.019 807 934
PV 3.173 12.055 8.774 1.493 1.677
SO 191 2.159 -30 832 899
VA 1.090 12.081 4.826 1.312 1.515
LOMB 12.684 117.067 53.891 16.030 18.843

 

La seconda tabella è quella veramente significativa, in quanto i dati assoluti vengono ripartiti per il numero di abitanti, ottenendone valori procapite.

SO2 NOX CO2 PM2,5 PM10
Procapite kg/anno kg/anno t/anno kg/anno kg/anno
BG            1,79          12,73            5,63            1,92            2,31
BS            2,22          15,08            5,39            2,22            2,68
CO            0,51            9,97            2,91            2,04            2,27
CR            1,91          18,15            6,63            2,17            2,69
LC            0,65            9,87            3,95            1,81            2,07
LO            0,54          18,94          10,53            1,72            2,11
MN            1,15          20,97          12,02            3,30            3,85
MI            0,37            6,95            3,50            0,70            0,85
MB            0,47            6,96            3,45            0,92            1,07
PV            5,81          22,08          16,07            2,73            3,07
SO            1,05          11,92 –          0,17            4,59            4,96
VA            1,22          13,56            5,42            1,47            0,85
LOMB            1,26          11,64            5,36            1,59            1,07

 

 

Dai dati emerge con chiarezza che le due province più colpite dal Coronavirus, Bergamo e Brescia, presentano valori sistematicamente più alti della media regionale.

Negli indicatori probabilmente più significativi, quelli che riguardano il particolato atmosferico P2,5 e P10, Bergamo e Brescia presentano valori nettamente più alti, e più che doppi, della media regionale.

Riguardo alla tanto drammatizzata “battaglia di Milano” (un devastante contagio della metropoli, come da peste manzoniana), sembra proprio (e speriamolo vivamente) che questa non debba avere luogo, almeno a giudicare dai dati sull’inquinamento procapite, che nella capitale del nostro terziario sono nettamente inferiori alla media regionale, e ovviamente ancora di più ai dati delle province industriali di Bergamo e Brescia.

Se a Milano un abitante assorbe mediamente in un anno 0,85 chilogrammi di polvere sottile P10, a Bergamo ne respira 2,31 e a Brescia addirittura 2,68. Più di tre volte.

 

Modesto contributo alla conoscenza del Coronavirus

Turbato dalla vicenda del Coronavirus, e dalla sua impressionante (per chi non ha conosciuto le vicende delle influenza Spagnola o di quella Asiatica) scia di morti (ogni giorno il doppio di un terremoto come quello dell’Aquila) e contagiati, ho cercato di trovare qualche spunto interpretativo con gli strumenti dell’economista, in un dibattito dominato (forse troppo) dai medici e dai virologi.
Partiamo dalle tre domande a cui giustamente l’opinione pubblica cerca risposte:
Domanda 1. Perché in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte o così poco nel centro e nel sud?
Domanda 2. Perché soprattutto uomini e molto meno donne?
Domanda 3. Perché così tanti anziani e così pochi bambini?
A questa domanda de ne potrebbe aggiungere una quarta.
Domanda 4. Perché così tanto a Bergamo (e Brescia) e in proporzione molto meno a Milano (che ha dieci volte gli abitanti di Bergamo, ma meno morti e contagiati)?

La tentazione dell’economista, ovviamente, è quella di collegare i dati sul Virus con quelli economici. In particolare la mia ipotesi è che vi sia una connessione con le attività industriali e agro-industriali, con il carico di inquinamento che queste finora hanno rovesciato sulla popolazione.
Qual è la parte del corpo che l’inquinamento colpisce di più (insieme al fumo)? Il polmone, esattamente come fa il Coronavirus.
Qual è la situazione di salute dei polmoni degli italiani? Prendiamo in proposito i dati (fonte: AIOM, AIRT, I numeri del cancro in Italia, dati 2018) sul numero di tumori al polmone rilevati nelle varie regioni italiane, e mettiamoli a confronto con i dati sui contagiati da Coronavirus.

Contagi Corona N. TUMORI POLMONE
Lombardia 17713 7350
Emilia-Romagna 4525 3500
Veneto 3214 3250
Piemonte 2341 3450
Marche 1568 1200
Toscana 1330 2900
Liguria 887 1350
Lazio 724 4150
Friuli 462 950
Campania 460 3500
Trentino-Alto A. 831 500
Puglia 383 2450
Sicilia 282 2900
Abruzzo 263 850
Umbria 243 700
VdAosta 165 100
Sardegna 134 1050
Calabria 129 1000
Molise 28 200
Basilicata 27 300
TOT 35709 41650
Correlazione           0,78

Il grafico seguente mostra una correlazione abbastanza forte il numero di contagi e il numero di tumori rilevati nelle diverse regioni.
Le linea dei contagi e dei tumori corrono su livelli molto bassi in regioni come Basilicata, Molise, Calabria e Sardegna, e all’opposto salgono ai massimi proprio nelle quattro regioni citate sopra.

In statistica esiste un indicatore che riesce ad esprimere in forma sintetica il legame tra due variabili: il coefficiente di correlazione, che va da un minimo di zero (quando il legame è nullo) e un massimo di 1 (quando il legame è massimo).
Ebbene il coefficiente di correlazione tra le nostre due variabili è molto alto, pari a 0,78.

 

 

 

 

 

 

 

I dati che abbiamo visto ora –si può obiettare- sono dati assoluti, e quindi fanno apparire peggiore la situazione delle regioni, in primo luogo la Lombardia, che hanno un numero più elevato di abitanti.
Prendiamo, per toglierci il dubbio, i dati dei contagi e dei morti per tumore al polmone ogni 1.000 abitanti.
Come si vede, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna (non il Piemonte per i contagi) hanno dei valori alti, superiori alla media nazionale.
Al contrario, molte regioni del Mezzogiorno (meno industrializzate) presentano valori bassi e inferiori alla media italiana.

x 1.000 abitanti Contagi Corona N. TUMORI POLMONE
Lombardia             1,86           0,77
Emilia-Romagna             1,03           0,80
Veneto             0,70           0,71
Piemonte             0,57           0,84
Marche             1,05           0,80
Toscana             0,33           0,73
Liguria             0,59           0,90
Lazio             0,14           0,83
Friuli             0,46           0,95
Campania             0,09           0,70
Trentino-Alto A.             1,04           0,63
Puglia             0,10           0,61
Sicilia             0,05           0,56
Abruzzo             0,26           0,85
Umbria             0,27           0,78
VdAosta             0,41           0,25
Sardegna             0,07           0,53
Calabria             0,13           1,00
Molise             0,04           0,29
Basilicata             0,03           0,38
TOT             0,62           0,73

Di qui la mia ipotesi interpretativa, che aiuta a dare risposta alle nostre domande.

Domanda 1. Perché in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte o così poco nel centro e nel sud?
Risposta 1. Perché si tratta delle regioni in cui si concentra lo sviluppo industriale, con il suo carico di inquinamento e di danni all’ambiente, e alle persone.
Domanda 2. Perché soprattutto uomini e molto meno donne?
Risposta 2. Perché il tasso di occupazione degli uomini è più alto, e si concentra di più nell’industria. Le donne hanno tassi di occupazione più bassi e lavorano di più nel settore dei servizi.
Domanda 3. Perché così tanti anziani e così pochi bambini?
Risposta 3. Perché gli anziani in molti casi hanno alle spalle decenni di usura dei polmoni in attività industriali, mentre i bimbi, pur fragili, hanno polmoni “nuovi” e ancora non usurati.
Domanda 4. Perché così tanto a Bergamo (e Brescia) e in proporzione molto meno a Milano?
Risposta 4. La Milano di oggi è una città terziaria (banche, assicurazioni, moda, studi professionali, Università, ecc.), mentre le attività industriali lombarde si sono spostate progressivamente verso province come quella di Bergamo.

La Cina ce la sta facendo!

La notizia del giorno è che la Cina sta vincendo il virus. Sta smontando ben 11 dei 14 ospedali costruiti in pochi giorni. Una grande lezione di efficienza. Investire sul sistema sanitario, favorire l’innovazione, aumentare l’occupazione. Quindi non solo limitare gli spostamenti. L’Italia, sfinita dalle regole di Maastricht, da venti anni si crede virtuosa tagliando i posti letto, chiudendo i reparti riducendo la spesa e l’occupazione. I risultati si vedono: tanta buona volontà, ma in sostanza mancanza di risorse e caos organizzativo. Investimenti? Pochissimi. L’appalto per acquistare mascherine può fermarsi perché manca la firma in un modulo per la privacy. Altro che costruire un ospedale in 10 giorni come in Cina! I cittadini per fortuna si stanno comportando responsabilmente. La fiducia nelle istituzioni sta reggendo.  

Usare il Coronavirus per migliorarsi

Mi sta colpendo il modo composto con cui gli italiani stanno affrontando i giorni dell’emergenza. Dopo una prima fase in cui vi erano stati irrazionali episodi di panico (assalto ai supermercati)è subentrata una fase di consapevolezza e compostezza.

Gli inviti del governo, delle Regioni e dei Comuni vengono rispettati, si lotta contro il virus e ci si prepara a superarlo.

Questo è in linea, credo, con l’atteggiamento migliore che deve caratterizzarci nel momenti di difficoltà, anche economica.

Le crisi possono essere opportunità per migliorarsi e farsi venire nuove idee, anche imprenditoriali. Raccogliere documentazione, leggere, fare progetti per il futuro. Qualche ora di tempo in più a disposizione può essere utile e costruttivo.