Mese: agosto 2015

Bicicletta e cicloturismo: tante opportunità imprenditoriali, piste permettendo

La bicicletta continua ad essere fonte di opportunità imprenditoriali per le piccole imprese, sia per la produzione sia per i servizi.
L’Italia è il primo paese produttore europeo di biciclette, con 2,7 milioni di esemplari all’anno (dati: ANCMA). Si tratta di un buon dato, che segnala il ritorno ai livelli pre-crisi (2007: 2,5 milioni), anche se lontanissimi dal record dei 5,8 milioni del 1993 (anno in cui Genesis rese nota la sua prima “Mappa delle Opportunità Imprenditoriali”).
La produzione di prodotti finiti e componenti è distribuita su un’ampia platea di produttori, anche artigiani.
Vi è poi la produzione di accessori, dagli articoli di abbigliamento, alle componenti e strumenti tecnologici. Se l’Italia ha il 20% del mercato europeo delle bici (Germania 19%, Olanda 10%), raggiunge il 32% negli accessori.
Nei servizi si assiste a una forte crescita del cicloturismo, che secondo ENIT coinvolge in Europa 20 milioni di persone per un indotto di 44 miliardi.
In Italia la crescita nel 2015 sarebbe del 5%, con una clientela al 64% straniera (JFC).
Ciò che frena questo mercato in espansione sono le piste ciclabili carenti, spesso nei luoghi più belli (grandi città come Roma e Napoli) e in tante località di mare specie al Sud.
Solo la piccola area del Trentino appare adeguata, con 400 km di piste. Altre, come l’Emilia-Romagna, stanno progressivamente migliorando i percorsi, pur con le difficoltà finanziarie degli enti locali (che spesso si finanziano con multe salate agli automobilisti).
Tra i servizi interessanti al cicloturismo, che offrono opportunità imprenditoriali, vi sono l’organizzazione di forme di bike-sharing, ma anche la produzione di App informatiche che facilitino l’ottimizzazione degli sforzi (calorie bruciate, distanze, velocità, ecc.), la ricerca della posizione con GPS, mappe elettroniche e pre-view dei percorsi, l’accesso a servizi di manutenzione e auto-manutenzione, al byke-sharing, a negozi specializzati, ecc.

Annunci

Le competenze bilanciate del nuovo imprenditore

Perché tante start up hanno grosse difficoltà a decollare e ad affermarsi? A questa domanda forse danno una risposta gli studi di Edward P. Lazear della Università di Stanford.
Il prof. Lazear arriva a una conclusione semplice: un imprenditore deve sapere svolgere molti compiti. “Essere un bravo cuoco non basta per il successo di un ristorante”.
Gli imprenditori devono cioè essere dei “Jolly” (jacks-of-all-trades). Non devono essere esperti di tutti i singoli compiti, ma sufficientemente competenti in ognuno di loro, per non perdere mai il controllo della situazione e guidare l’impresa lungo il suo cammino.
Gli imprenditori devono essere “multi-skilled”. I dati dell’Università di Stanford dicono che chi è solo uno specialista tecnico, e non completa questa sua preparazione con una formazione integrativa, va incontro all’insuccesso.
Al contrario hanno successo quegli individui che hanno competenze bilanciate (“balanced skills”) che si sono formate attraverso le precedenti esperienze professionali e/o in corsi di formazione.
Lazear ne conclude che chi intende avviare un’impresa dovrebbe avere una strategia di investimento sul proprio capitale umano che renda la sua preparazione più generalizzata e completa (“a more generalized human capital investment strategy”).