Mese: dicembre 2013

Previsioni realtà: e nel 2014?

Anno

Previsioni

Dato finale

2011 Settembre   2010

Ministro Tremonti (Governo Berlusconi). crescita 2011 +1,3%

13   aprile 2011

Ancora Tremonti. Nuova stima PIL 2011: +1,1% (2012: +1,3%,   2013: +1,5%; 2014: +1,6%)

22   settembre 2011

Tremonti taglia stime. PIL 2011: +0,7% (2012: +0,6%).

16   novembre 2011:   governo Monti

Nuove stime: PIL 2011 +0,6%; -0,4% nel 2012.

+0,4%

2012 20   settembre 2012

Monti: “Si vede luce, 2013 di ripresa”

Però nuove stime: PIL 2012 -2,4%; 2013 -0,2%; 2014 +1,1%;   2015 +1,3%.

-2,4%

2013 28   aprile 2013

Governo Letta

06   agosto 2013

Ministro Saccomanni: “La recessione è finita(…) Troppo   pessimistica la stima dell’Istat” (-1,7%)

 

-1,9%   (non definitivo)

Un disperato bisogno di nuove imprese

Se anche fosse vera la previsione governativa di una crescita del PIL nel 2014 nell’ordine dello 0,1% (previsione a cui non crediamo, ma lo verificheremo fra un anno) in Italia rimarrà il problema di creare nuova occupazione.

Con una evoluzione tecnologica e riorganizzazioni delle imprese che portano a un aumento della produttività per addetto dell’ 1-2% all’anno, è evidente che una crescita dello 0,1% è troppo bassa e non potrà che accompagnarsi a un calo dell’ occupazione. Continuerà quindi la distruzione di posti di lavoro iniziata nel 2008.

Il sistema produttivo attuale non è in grado di creare nuova occupazione, per cui esiste una solo possibile soluzione: che si sviluppino nuovi settori produttivi e che l’innovazione sia trainata da start up in grado di esplorare campi diversi da quelli attuali.

Mai come oggi l’Italia ha un disperato bisogno di nuove imprese: ma dove sono le politiche per farle nascere e sostenerne la crescita? Purtroppo a tutt’oggi non si vede nulla all’orizzonte. Speriamo che nel 2014 qualcosa possa cambiare.

 

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Nuove imprese contro la crisi: il caso Raviplast

Un bell’esempio di contrasto alla crisi viene da Ravenna, dove una nuova cooperativa formata da ex dipendenti ha salvato una impresa dalla chiusura. Lo stabilimento di Ravenna della Pansac spa produceva da decenni imballaggi plastici, soprattutto per le  industrie chimiche localizzate nella città romagnola. Era entrata in amministrazione straordinaria dopo il crack provocato nel 2010 da un imprenditore privato.

Per i suoi 4 stabilimenti, fra cui quello di Ravenna, c’era lo spettro della chiusura e della disoccupazione.

Il commissario straordinario ha però trovato, nei 40 lavoratori di Ravenna, la disponibilità a farsi carico della fabbrica. 26 lavoratori (11 donne e 15 uomini). Questi lavoratori hanno preso  in considerazione l’ipotesi di dare vita a una cooperativa, che è stata progettata con il supporto delle tre organizzazioni di settore (Legacoop, Confcooperative e Agci).

Una volta verificata la fattibilità del progetto e la possibilità di acquisire un adeguato volume di ordinativi da parte di aziende del settore chimico è stata costituita la cooperativa Raviplast. Nella cooperativa i lavoratori investiranno la propria indennità di mobilità, mentre un sostegno finanziario sarà fornito da organismi cooperativi e da alcune banche locali.

Gli enti locali, con il Comune in testa, hanno favorito il coinvolgimento dei diversi attori economici e sociali.

Un bell’esempio di gioco di squadra contro la crisi.

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CRISI, CONSUMI ECOLOGICI, NUOVE IMPRESE

Sono diversi gli indizi che fanno pensare che la crisi stia portando i consumatori a un ripensamento dei modelli di consumo, da un lato per risparmiare risorse e dall’altro per un maggiore rispetto per l’ambiente.

I negozi di vendita e manutenzione di biciclette vanno forte, complice la riduzione del ricorso all’auto. A partire dal 2012 il rincaro dei costi ha infatti determinato un brusco calo sia nelle nuove immatricolazioni sia nella domanda di carburanti.

L’uso più attento dell’auto si accompagna anche a un diverso atteggiamento dei consumatori rispetto ad altre voci di spesa.

Secondo l’Istat, in 5 anni (2006-2011), nelle utenze domestiche, la riduzione dei kWh/abitante è stata pari al 2%, complice anche l’impiego di lampade e nuovi prodotti a basso consumo.

Altro cambiamento nel segno della riduzione dei consumi e degli sprechi è quello che riguarda il budget per la spesa alimentare.

Secondo i Nielsen Shopper Trends 2012, fra gli altri comportamenti significativi vi è quello di fare la spesa più frequentemente (50%), comprando di volta in volta solo il necessario. Un trend che a mio avviso può agevolare i piccoli negozi di vicinato.

Tende a finire l’onda lunga dello sviluppo di piccole gastronomie da asporto. L’aumento della vendita di ingredienti, segnalato da Coop, testimonia infatti di un ritorno dei consumatori alle preparazioni domestiche.

Questo si traduce non a caso in una riduzione dei rifiuti prodotti. Secondo l’Istat, la riduzione dei rifiuti  testimonia la riduzione degli sprechi messa in campo dalle famiglie, dove acquisti più mirati contribuiscono a ridurre la quantità di cibo che finisce nei bidoni.

Le dinamiche dei consumi alimentari sono influenzate, in senso ecologico, anche dalla crescente attenzione alla salute e quindi ad una alimentazione più sana.

Il 46% dei cittadini italiani dichiara di tentare di perdere peso facendo più esercizio fisico, ma anche attraverso un cambiamento della propria dieta alimentare, dato quest’ultimo confermato dal boom dei prodotti dietetici (+10,6% in quantità, secondo i dati Nielsen).

Anche in questo caso, una spinta favorevole per piccoli negozi specializzati e servizi legati alla salute e alla cura del corpo.

 

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