Autore: dangelilloimpresa

Economist, consultant for start up enterprises

L’inarrestabile diffusione del Tatoo

Storico marchio di infamia di carcerati, gangster e pirati, il tatuaggio il è diffuso modernamente come forma di “body art”: dal collo, i gamboni e la testa pelata e dipinta di alcuni cantanti e atleti,  fino al ricamino grazioso di molte ragazze.

La Commissione europea ha calcolato che in Italia il 12,8% della popolazione (7 milioni di persone) porta almeno un tatuaggio; negli USA si arriva al 22,5% e in Canada al 24%.

Questo fa capire che sviluppo abbia avuto il settore (partito da zero una ventina di anni fa), e come possa ulteriormente svilupparsi nei prossimi anni, anche perché a un tatuaggio se ne possono sempre aggiungere o sostituire degli altri.

In Italia il settore produce 100 milioni di Euro di fatturato, con 4 mila imprese coinvolte (25 mila Ero in media per ciascuna).

Sono questi i numeri ufficiali, mentre è ampio il bacino di chi opera in modo abusivo, senza le necessarie autorizzazioni.  Il Ministero della Salute ha appena fatto ritirare dal mercato 9 inchiostri altamente dannosi per la pelle.

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Arte militare e nuova impresa – Terza parte

Quinto concetto: scegliere i punti deboli del nemico, e difendere i propri.

Federico il Grande di Prussia sarebbe un buon consulente per tante imprese, perché raccomandava ai piccoli eserciti di ricercare un terreno dove è impossibile attaccare frontalmente e con un numero di forze preponderante. La storia è piena di celebri imboscate, come quella di Annibale contro Flaminio sul Ticino (218 a.C.) e di geniali esempi di punti di debolezza sfruttati dall’esercito meno numeroso, come riuscì a fare Milziade nell battaglia di Maratona (491 a.C.), costringendo alla fuga un esercito, quello del persiano Dario, sbarcato con forze preponderanti (100 mila uomini contro poche migliaia).

Il sogno di costruire posizioni inattacabili, invece, è sempre stato illusorio. Nella prima guerra mondiale l’aviazione americana calò a picco la corazzata tedesca Oestfriedland fino ad allora ritenuta invincibile.

Nella seconda guerra mondiale la linea Maginot dei francesi fu aggirata dal colpo concentrato e improvviso del Blitzkrieg tedesco.

Cosa significa questo per una piccola impresa? Due cose:

  1. Che essa deve cercare di approfittare dei punti di debolezza dei concorrenti, anche di quelli apparentemente inattaccabili;
  2. Che essa deve a sua volta preparasi a resistere agli attacchi altrui, non ricercando posizioni di sicurezza, ma mettendosi in condizione di rispondere agli attacchi. Il sistema più efficace non è quello di cercare di mettersi al sicuro da ogni minaccia (difesa passiva), ma quello di mettersi in gradi di reagire alle minacce, anche approfittando degli errori dell’avversario (difsa offensiva). Non a caso l’Inghilterra che negli anni Trenta aveva investito, anziché su una difesa “inattaccabile” come la linea Maginot, sul potenziamento dell’aviazione, si trovò ben priù preprata della Francia al momento di essere aggredita dalla Germania.

Sesto concetto: costruire una organizzazione agile ed efficiente.

Mettere in piedi una organizzazione efficiente non è facile. Gengis Khan dedicò molti anni a trasformare una serie di piccole bande di predoni in un eccellente esercito, creando l’impero mongolo, che riuscì progressivamente a conquistare Cina, Persia e parti dell’Afghanistan e della Russia.

Una organizzazione efficiente è quella che può fare affidamento su valide retrovie e possibilmente sulla vicinanza con i propri centri di gravità. Gli eserciti troppo lontani dalle loro basi di partenza (come Napoleoni e Hitler in Russia) si sono sempre andati indebolendo, fino alla disfatta finale.

Per una piccola impresa, attenzione quindi a non sbilanciarsi in progetti troppo impegnativi, e a non perdere l’agilità tipica delle piccole organizzazioni.

La capacità di concentrare velocemente le forze è necessaria a tutte le organizzazioni, ma sono le più piccole quelle che possono maggiormente fare leva su questo fattore.

La velocità è favorita da una organizzazione che incoraggi l’iniziativa dei singoli e non li sovraccarichi di procedure, riunioni, regolamenti.

La piccola impresa deve quindi evitare di fare come la cavalleria, che nel 17° secolo perse di importanza in quanto sovraccaricando ogni cavallo, oltre che del cavaliere, anche di 70 chilogrammi di armature ed equipaggiamenti,  finiva per perdere in mobilità e velocità.

FINE delle 3 puntate

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Arte militare e nuova impresa – Seconda parte

Terzo concetto: è importante concentrare le forze su un solo punto o su pochi punti.

Per una impresa significa focalizzare l’azione su uno solo o su pochi segmenti, per raggiungere livelli qualitativi elevati e non disperdere le forze. Errore fatale di Napoleone, che fu invece evitato da Alessandro Magno, fu quello di non procedere in progressione, ma di ingaggiare contemporaneamente una guerra su più fronti (Russia, Spagna e Inghilterra).

La focalizzazione delle forze è ancora più efficace se si abbina alla velocità di azione e alla sorpresa. Non occorre essere più forti, ma esserlo localmente nel punto cruciale.

In molte battaglie i vincitori disponevano in partenza di forze inferiori, come dimostrarono le cinque battaglie di Montenotte nel 1796, in cui i napoleonici riuscirono a trovarsi in vantaggio numerico in ciascuna di esse, pur essengo globalmente più deboli dei loro avversari austro-piemontesi.

Afferma Von Clausewitz: “La sorpresa diventa quindi un mezzo per ottenere la superiorità numerica: ma è altresì un principio a se tante, e precisamente per i suoi effetti morali sull’avversario (…) Segreto e rapidità sono due facce della stessa realtà”.

Gli stessi terribili mongoli di Gengis Khan erano numericamente pochi, ma capaci di attaccare all’improvviso. Un geniale attacco a sorpresa fu quello di Napoleone ad Austerlitz (1805): Bonaparte, di fronte alla preponderante armata austro-prussiana, invece di indietreggiare attaccò proprio il contingente ritenuto più forte, quello di Olmutz, conseguendo la sua vittoria più celebre.

Quarto concetto: offensiva e mobilità permanente.

La forza di chi attacca è superiore, secondo alcuni esperti, di dieci volte rispetto a quella di chi si difende. Per una nuova impresa un enorme vantaggio sta nel fatto che essa non è ancora conosciuta e può quindi portare i suoi attacchi a sorpresa. Essa può quindi beneficiare dei vantaggi di chi attacca: morale alto, concentrazione di forze (mentre il difensore che non sa da dove può provenire l’attacco deve diperedere forze), sorpresa.

Senza l’appoggio del popolo (i clienti, per l’impresa) ogni guerriglia fallisce, ma dove quest’appoggio c’è essa diventa micidiale (il Vietnam insegna, ma anche l’Iraq dopo l’invasione americana).

Altri esempi di guerra convenzionale sono possibili. Proprio grazie all mobilità delle truppe e a una serie i rpide offensive, in successione fra loro, durante la prima guerra mondiale i francesi del maresciallo Foch riuscirono a fermare e sconfiggere, nella “battaglia di Francia” (1918), i tedeschi del generale Ludendorff, determinando le sorti del conflitto.

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Arte militare e nuova impresa – Prima parte

La cultura manageriale deve molto all’ “arte militare”. Molti dei concetti, soprattutto nel campo del Marketing, hanno origini belliche. Si pensi ad espressioni quali “aggredire un mercato”, “sfidare un concorrente”, “presidiare una posizione”, molto usate da manager e imprenditori.

Non soltanto la competizione economica assorbe oggi gran parte di quella aggressività sociale che in passato aveva come valvola di sfogo l’offensiva militare.

Quali sono i concetti della tecnica militare che un nuovo imprenditore farebbe bene a conoscere? Questi concetti sono fondamentalmente sei.

Primo concetto: nella competizione la qualità della direzione e delle decisioni è fondamentale.

Velocità di decisione, “sangue freddo”, perseveranza sono, ben più che l’amore del rischio, delle doti decisive.

La velocità di decisione è possibile solo se il colpo d’occhio consente di capire tutto ciò che non è essenziale e di portare a sintesi i pochi elementi rilevanti. Il “coup d’oeil” era una delle virtù più importanti di Napoleone. Nella seconda guerra mondiale lo fu il “Fingerspitzengefuehl” del generale Rommel (la “volpe del deserto”.

Il “sangue freddo” era una dote fondamentale del Duca di Wellington, il vincitore di Napoleone a Waterloo, famoso per la capacità di non perdere calma ed eleganza anche nei momenti più difficili della battaglia.

Un esempio eloquente di perseveranza ce la fornisce invece il generale confederale John B.Hood, che perse prima un braccio nella battaglia di Gettysburg, poi una gamba a Chickamauga e ben lungi dal perdersi d’animo, continuò a dirigere le truppe nei successivi campi di battaglia facendosi fissare sulla sella del cavallo!

Secondo concetto: è importante conoscere e pianificare.

Affermava il maggiore teorico militare di tutti i tempi, il generale prussiano Von Clausewitz: “La guerra è il campo dell’incerto. I tre quarti delle cose sulle quali ci si basa per agire sono immerse nella nebbia, più o meno densa, dell’incertezza”.

Una buona conoscenza e un buon sistema informativo sono quindi alla base di qualunque pianificazione. Non a caso, nel 13° secolo, l’impero mongolo stipulò un accordo con la repubblica di Venezia: i mongoli si impegnavano a distruggere le sedi di tutti i banchieri non veneziani che si trovavano sul loro cammino, chiedendo in cambio ai mercanti veneziani di preparare dettagliati rapporti sui movimenti di truppe degli eserciti nemici dei mongoli.

La pianificazione attenta di ogni possibile evenienza, come era solito fare Federico il Grande di Prussia, è fondamentale. Specie in una piccola impresa, tuttavia, va tenuto presente che in un ambiente incerto, è impossibile pianificare tutto, e quindi occorre sapere adattare il piano alle situazioni specifiche. La storia è piena di generali bravissimi a pianificare, ma incapaci di adattarsi alle condizioni particolari di un terreno di battaglia!

Mens sana in corpore sano?

Una indagine del Censis sulle cose che contano per le diverse generazioni di italiani ha stabilito che (dati 2017) la cura del corpo è indicata come centrale dal 22,5% degli italiani. La percentuale è abbastanza omogenea tra le diverse classi di età; 23,6% nella classe 18-34 anni; 23,6% anche nella successiva 35-64 anni: 18,1% fra i 65 anni e oltre.

Ottime notizie quindi le tante attività che ruotano attorno ai centri di estetica, al fitness, al wellness, ai tatuaggi, ecc.

Un po’ sconfortante è invece vedere che l’antico detto “mens sana in corpore sano” non sembra confermato.

Secondo i dati del Censis, per gli italiani, avere un buon titolo di studio è ritenuto molto importante dal 13,4% delle persone giovani (18-34 anni), dal 14,2% di quelle di età centrale (35-64 anni) e dal 17,1% da quelle più anziane (65 e oltre). Solo fra queste ultime il buon titolo di studio si avvicina alla cura del corpo, comunque non superandola (17,1% contro 18,1%).

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La forza delle reti

Molti affari, oggi, si fanno non semplicemente contando sulle proprie forze economico-finanziaria, ma coordinando e gestendo risorse proprie e di altri.

Si pensi alla organizzazione, a fini turistici, di appartamenti sfitti collocati in grandi città, in città d’arte, in località di mare o montagna. Anziché agire individualmente, il proprietario dell’immobile può allearsi con altri proprietari, creare una rete con una offerta di immobili diversificata e gestire in comune il marketing di questa rete, la gestione degli ospiti (dal Check in al Check out), la soluzione di tutti gli eventuali problemi che questi potrebbero incontrare.

Il concetto è chiaro: “L’unione fa la forza”, anche se non è così facile coordinare e soddisfare diversi soggetti. La vecchia e miope mentalità, in cui ognuno difende con le unghie e con i denti la propria piccola proprietà, è sempre in agguato. A volta può essere una mentalità saggia, più spesso però è un limite all’azione e al raggiungimento i buoni risultati economici.

Vai al link:

https://www.genesis.it/product/avviare-e-sviluppare-una-rete-di-immobili-per-affitti-brevi-turismo-studio-lavoro-guida-business-plan-ebook-softwaremolto-altro-vedi-descrizione-di-seguito-copia/

I nemici esterni ed interni di un investitore

Il libro di Giovanni Borsi e Luana Velardo “Bankarate. Manuale di autodifesa dai colpi bassi del mercato”, con illustrazioni del fumettista Don Alemanno (GB Edizioni, 2018) è interessante per due principali motivi.

Il primo motivo è che rappresenta una utile guida per chi vuole fare trading finanziario senza cadere vittima di luoghi comuni e dell’azione nefasta di “squali” quali sono, secondo gli autori, le banche e i promotori finanziari. Oggi il pericolo è rappresentato ad esempio da strumenti quali i Bitcoin. In una gustosa vignetta di Don Alemanno un navigatore disperato e sanguinante urla: “Dannati squali. Ora infilerò il braccio in acqua per recuperare l’altro che mi avete appena divorato!”.

Per difendersi dai “nemici esterni”, bisogna avere la destrezza e la velocità di una cintura nera di Karate (di qui il titolo del libro), ma non basterebbe, perché spesso l’investitore è nemico di se stesso, cioè dei suoi “nemici interni”: eccesso di ottimismo, euforia, avidità, testardaggine, ecc.

Qui sta il secondo motivo di interesse del libro, ancora più importante per chi come noi non si occupa di investimenti finanziari, ma di investimenti nella economia reale e nella creazione di nuove imprese.

La metafora dei “nemici interni” è quanto mai utile anche in questo campo, in quanto come opportunamente ricordano gli autori le decisioni economiche hanno sempre una importantissima componente psicologica.

Il tema della creazione di impresa è uno di quelli in cui l’economia si incontra e si permea con la psicologia. Ciò che spinge a comportamenti imprenditoriali non sono soltanto i calcoli economici contenuti in un pur indispensabile Business Plan (sul mercato, sugli investimenti, sul rischio, sui costi, ecc.), ma anche fattori di tipo psicologico, che rendono più propense all’azione alcune persone rispetto ad altre.

Di qui gli opportuni riferimenti degli autori alle opere di psicologici quali Daniel Goleman (autore del libro “Intelligenza emotiva”, 1995) e al fondamentale filone della “teoria delle intelligenze multiple”, elaborata da Howard Gardner.

La teoria di Gardner nacque (1983) in contrapposizione alla vecchia concezione di intelligenza vista come un fattore unitario misurabile tramite il paramento del cosiddetto Quoziente d’intelligenza (Q.I.). Grazie a una serie di ricerche empiriche e di letteratura su soggetti affetti da lesioni di interesse neuropsicologico, Gardner identificò nove tipologie differenziate di “intelligenza”, ognuna deputata a differenti settori dell’attività umana: dalla Intelligenza logico-matematica a quella interpersonale, dalla Intelligenza intrapersonale a quella cinestetica o procedurale, dalla Intelligenza spaziale a quella linguistica.

Ognuno di noi ha sviluppato e sviluppa continuamente un diverso mix di intelligenze, e quindi diverse propensioni verso i compiti da svolgere nella vita e in particolare nella gestione di una impresa, soprattutto in quella impresa, la propria, che dovrebbe esprimere con pienezza la sua personalità.

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Sport emergenti

In dieci anni il calcio a 5 (calcetto) ha raddoppiato il numero di tesserati, arrivati a 100 mila. Il paddle tennis viaggia ancora più veloce: in pochi anni ha raggiunto i 3 mila tesserati. Si può prevedere un raddoppio nei prossimi 3 anni. Di praticanti e di campi da gioco,

Gli stupidotti nella letteratura imprenditoriale americana

Leggendo testi di marketing e gestione aziendali americani ci si imbatte spesso nel concetto di “Dummy”, con libri quali ad esempio (prendiamo il settore della ristorazione): “Running a Restaurant for Dummies”, “Marketing for Dummies”, o addirittura “Complete Idiot’s Guide to Starting a Restaurant”.

Si tratta di pubblicazioni divulgative, che giustamente vogliono impiegare concetti e linguaggi chiari a tutti. Anche noi, nelle nostre Guide, cerchiamo di farlo, ma attenzione a non illudere i lettori che un Ristorante, o qualunque altra attività imprenditoriale (e professionale), possa essere intrapresa da chi è “Dummy” (negato/stupidotto) o addirittura un “completo idiota” !

In tutti i settori servono ben altre basi!

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