Mese: febbraio 2016

La fabbrica del futuro

Se si vuole avere un’idea di quali saranno le evoluzioni industriali del prossimo futuro, è sufficiente consultare i documenti delle aziende che producono tecnologie innovative.
La tedesca Bechtle, ad esempio, uno dei leader mondiali della Information Technology per la produzione, è particolarmente impegnata nella Industria 4.0 e in particolare nell’Internet of Things (IOT), agendo sulla base del presupposto (Vision 2020) che nel 2020 vi saranno 50 miliardi di cose interconnesse tra loro, tramite apposite interfacce.
Questo produrrà un incremento della produttività del 30%, e beneficerà anche dei forti progressi nell’hardware: ad esempio un miniserver potrà avere una dimensione di una zolletta di zucchero.
La fabbrica di domani si baserà su energie rinnovabili, facciate che producono elettricità, codici a barre, sensori, tags RFID, cicli produttivi velocizzati con l’ausilio di simulazioni, computer ovunque (ubiquitous computing), operazioni svolte da droni. Gli standard comuni consentiranno di ricombinare e riconfigurare i macchinari (plug and produce). Tutto sarà integrato. La manutenzione sarà preventiva, per evitare interruzioni nei flussi di produzione.
Smart glasses, con comandi vocali, consentiranno un’augmented reality per gli operatori.
I mobile devices consentiranno di gestire la produzione in modo flessibile. La manifattura di auto, ad esempio, porterà a prodotti personalizzati.
La banda larga sarà indispensabile per gestire i flussi di dati, molti dei quali in cloud.
Gli enormi volumi di dati generati da questi processi saranno analizzati da sofisticati sistemi di Business Intelligence.
Occorrerà poi, ovviamente una nuova generazione di tecnici e di Data scientists, capaci di gestire queste nuove tecnologie, garantendo la manutenzione e impiegando pacchetti software avanzati.

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C’è chi investe sulle start up: i tedeschi!

La notizia che il portale di consegne a domicilio “Pizza BO” è stato acquistato per oltre 50 milioni di Euro ha mostrato che in Europa c’è chi investe, eccome, sulle start up innovative.
Rocket Internet è una società per azioni (Aktiengesellschaft) con sede a Berlino, quotata alla Borsa di Francoforte. E’ stata fondata da tre fratelli e compartecipata da società finanziarie.
La sua prima grande operazioni di investimento è stata nella creazione di Zalando, società di vendita on line di articoli di abbigliamento, leader in Europa che oggi ha raggiunto un fatturato di oltre 1 miliardo di Euro.
Oggi Rocket ha un patrimonio di 2,6 miliardi di Euro, che investe in start up dotate di un valido business plan.
Le start up prese in considerazione devono appartere a 4 settori.
Il primo è quello delle E-commerce companies specializzate nella vendita al dettaglio di “Fashion, general merchandise, home & living and food & grocery”.
Esempi in tale senso sono stati finora:
• Dafiti: portale brasiliano di calzature per donna.
• Home24: Mobili e arredamento online per la casa.
• Jabong: portale indiano per vestiti, scarpe, orologi e occhiali da sole per uomo, donna e bambino.
• Jumia: portale nigeriano per prodotti elettronici, articoli sportivi telefoni, accessori auto, moda e libri.
• Lamoda: accessori di design e articoli di moda.
• Linio: computer, orologi, prodotti elettronici, elettrodomestici sul mercato latino-americano.
• Namshi: portale saudita per vestiti, scarpe e accessori di moda.
• Westwing: accessori e mobili per la casa (mercato tedesco).
• Zalora: portale della moda on line in Malesia.
• Zanui: mobili e articoli per la casa per il mercato australiano.

Il secondo settore è quello di imprese che creano dei punti d’incontro (market place) che per la vendita di alcuni servizi: servizi immobiliari, compravendita di veicoli, servizi domestici e “food delivery”.
Esempi di start up su cui Rocket ha investito:
• Foodpanda: food delivery service in Malesia con prenotazione on line.
• HelloFresh: consegne di cibi a domicilio.
• Helpwing: prenotazione on line di servizi di pulizia per la casa.
• Nestpick piattaforma per la prenotazione di affitti online per Italia, Spagna, Francia e Regno Unito.
• Tripda: piattaforma di car pooling.
• Wimdu: Appartamenti, Case Vacanze e Camere in affitto.
• ZipJet: servizi di lavanderia a Londra.

Il terzo settore è quello di imprese che forniscono servizi finanziari focalizzandosi “on facilitating payments and on bringing together borrowers and lenders in regions and segments that are underserved by traditional banks, particularly in the consumer and small and medium-sized enterprise segments”.
Esempi in tale senso sono stati finora:
• Lendico: portale di peer to peer lending (prestiti diretti tra risparmiatori e PMI).
• Paymill: soluzione di pagamento per negozi on line.

Il quarto settore, selezionato recentemente (2014) è quello dei viaggi (Travel), in cui Rocket vede grandi potenzialità di sviluppo, specie pei paesi emergenti.
Esempi:
• Travel Birds: portale specializzato in pacchetti turistici completi.
• Traveloka: portale leader in Indonesia nei viaggi on line.

Le città più attive nel sostegno delle start up

Una recente ricerca di ThomsonReuters ed Ernst Young ha calcolato quante operazioni di Venture Capital per nuove imprese tecnologiche vengono effettuate all’anno nelle principali città europee (anni 2013-2014).
La prima città è Londra, con 106 operazioni all’anno. Segue Berlino con 83 operazioni. Vengono poi distaccate Parigi (38), Barcellona (22), Monaco di Baviera (18), Dublino (18) e Mosca (17).
Seguono poi Madrid, Stoccolma, Helsinki, Amburgo, Copenaghen, Amsterdam, Zurigo e Vienna (ultima con 6 operazioni all’anno).
Nessuna città italiana, quindi né Milano né Roma, figurano nella classifica delle città attive nel sostegno delle start up. La Germania invece ha ben tre “campioni”, la Spagna due, Gran Bretagna e Francia uno ciascuno.
Un dato significativo.