Mese: maggio 2013

Come demotivare il gruppo: la lezione negativa di Mourinho

Arrivato alla squadra del Real Madrid con grandi ambizioni e una fama di “motivatore”, l’allenatore portoghese Josè Mourinho se ne va mestamente dopo 3 anni.

Non si può parlare di un totale insuccesso sportive, perché comunque il glorioso Real qualcosa ha vinto in questi 3 anni, pur senza raggiungere le vette del Barcellona e del Bayern di Monaco.

A chi si occupa di imprese però interessa soprattutto la serie di errori che hanno distrutto un gruppo, portando a guerre intestine, ribellioni, sprechi di talenti.,

Portoghese in terra di Spagna, il nostro si è circondato di più o meno mediocri figure portoghesi, allo scopo di emarginare i leader del gruppo precedente, fino alla decisione clamorosa di degradare a riserva e quindi umiliare quello che da alcuni anni è riconosciuto come il miglior portiere del mondo: Iker Casillas. I successi internazionali della nazionale spagnola, di cui Iker era protagonista (insieme a tanti campioni dell’odiato/invidiato Barcellona) venivano vissuti con introversa ostilità. La Spagna vinceva nel mondo, il Real di Mourinho no.

Invidia per gli altrui successi, narcisismo, autoritarismo, aggressività: non sono una buona base per costruire un gruppo vincente.

L’attacco sistematico ad arbitri e avversari, lo sbeffeggiare i colleghi allenatori (“zero tituli!”), sono buoni ingredienti per fare parlare di sè e andare sui media, non per dare concentrazione e responsabilità a una squadra, perché in fondo, la colpa è sempre degli altri.

Un leader troppo concentrato sulla sua figura e che l’anno dopo può passare a una squadra avversaria, se ciò gli conviene personalmente, non credo che possa contribuire a rafforzare i legami di fiducia interni a una squadra o a un’azienda. Anziché creare una comunità solida, con i giocatori e con i tifosi, questi comportamenti contribuiscono a sfaldare un gruppo: ognuno pensa per sé, in campo e fuori.

Insomma, tante aspettative e 3 anni sostanzialmente buttati. Per il Real Madrid una consolazione: Iker Casillas ritornerà titolare dal prossimo anno!

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Sigarette elettroniche: un caso estremamente interessante

Le sigarette elettroniche sono un prodotto di estremo successo: 1 milione di persone su 10,6 milioni di fumatori hanno rinunciato al tabacco passando al nuovo sistema.

Sono oltre 3 mila i negozi aperti in pochi mesi: un boom inconsueto in un periodo come quello attuale, per molti versi incoraggiato proprio dalla crisi: uno “svapatore” può risparmiare in un anno almeno 1.000 Euro, pur considerando il costo di acquisto dell’apparecchiatura iniziale.

Attorno a questo piccolo settore in espansione si stanno scatenando interessi enormi: lo Stato rischia di perdere fino a 1 miliardo di Euro all’anno per mancati introiti dalle accise sulle sigarette di tabacco; i gestori delle tabaccherie accusano il colpo (anche se non mancano quelli che hanno ampliato l’assortimento includendo i nuovi prodotti); le industrie del tabacco sono allarmate; l’industria farmaceutica rivendica per se’ il monopolio della produzione delle ricariche, potenzialmente dannose per la salute; le farmacie puntano ad acquisirne il monopolio del commercio.

Studi di opposto tenore sostengono che la nicotina liquida è dannosa, altri che rispetto al fumo e al catrame della sigaretta i vantaggi per la salute sono significativi.

La vicenda è molto interessante: concetti generali di libertà di mercato, regolazione statale, tassazione, tutela della salute, ecc. saranno messi a dura prova nei prossimi mesi: vedremo chi la spunterà…

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