Mese: ottobre 2012

Vivremo sorvolati dai droni?

Nati per impieghi militari, gli aerei senza pilota (Unmanned Aerial Vehicols o più gergalmente Droni) stanno trovando un inevitabile impiego in diversi aspetti della vita economico.

Proprio per la mancanza di un pilota umano (un pilota a distanza deve ovviamente esserci) possono essere molto piccoli e costare meno di un aereo, di un elicottero o di un satellite per tutta una serie di compiti: fare fotografie pubblicitarie dall’alto, rilevare dati aerofotogrammetrici su città e territori, monitorare incendi, sorvegliare i campi agricoli, ecc.

Due le opportunità imprenditoriali che la nascita dei droni comporta. La prima è quella di costruirli: si tratta di macchine relativamente semplici, che possono pesare anche pochi chilogrammi. Ferme restando le esigenze di rispettare le normative sugli aeromobili, la costruzione di piccoli droni è alla portata di piccole imprese che abbiano ovviamente elevate competenze ingegneristiche al loro interno.

La seconda opportunità è quella di fornire servizi: acquistare uno o più droni, attrezzarli con le dovute apparecchiature (ad esempio macchine fotografiche, rilevatori a raggi infrarossi) e metterli al servizio di clienti che abbiano determinate esigenze.

 

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La cattiva lezione di Marchionne

Nei giorni scorsi abbiamo potuto assistere a un dibattito acceso tra Sergio Marchionne di Fiat e Martin Winterkorn di Volkswagen.

Proprio mentre Marchionne sosteneva che con un mercato così in crisi come quello europeo e italiano sarebbe inutile e controproducente fare nuovi investimento, Volkswagen comunicava al contrario che avrebbe lanciato ben 140 nuovi modelli entro il 2014.

Due visioni opposte di come una impresa deve reagire alla crisi: una visione di breve periodo (investo se mi conviene oggi) e una visione di lungo periodo (investo per costruire un futuro su basi più solide).

Rapportando questo dibattito al punto di vista di un nuovo imprenditore, quella di Marchionne appare come una pessima lezione: data la crisi bisogna forse stare fermi e aspettare tempi migliori?

La filosofia Volkwagen mi sembra invece quella corretta: proprio nei momenti di crisi bisogna invece farsi venire idee nuove, fare progetti e investire sul futuro.

Achtung agenzie viaggi!

Attenzione ad aprire un’agenzia viaggi: il business delle prenotazioni on line è in rapidissima crescita e i clienti passano sempre più dai tradizionali canali all’acquisto on line.

Nel settore operano giganti come expedia e booking.com. Il fatturato del Priceline Group che gestisce booking.com è passato ad esempio da 1,4 a 4,4 miliardi di dollari dal 2007 al 2011, cioè proprio negli anni della grande crisi economica.

Il gigante del settore è Expedia, che gestisce i portali Expedia, Hotels.com, Hotwire, Elong, CarRentals.com e Venere.

Vi sono poi il Sabre Group, con Travelocity, lastminute.com, Holiday Auto e Zuji; Orbitz Worldwide con portali Orbitz.com, Cheaptickets, ebookers, HotelClub and RatesToGo; il gigante tedesco (primo tour operator mondiale) Tui Travel gestisce i portali LateRooms.com e AsiaRooms.com.

Ci sono poi siti come TripAdvisor, Travelzoo, Cheapflights.com, MakeMyTrip, octopustravel, ecc.

E ancora: grandi catene alberghiere come Hilton, Hyatt, InterContinental Hotels Group, e Marriott si sono unite per lanciare Room Key, un motore di ricerca che si prefigge di creare un legame diretto con i clienti scavalcando le agenzie.

Ma non basta, perché anche I giganti sono in marcia. Google ha lanciato recentemente l’utility Hotel finder e HomeAway, un servizio per trovare case vacanza.

Yahoo! Ha lanciato Yahoo! Travel, Microsoft ha creato Bing Travel, per prenotazioni alberghere e ricerche di tariffe di voli.

Ci sono poi siti come Groupon che sempre inseriscono nelle vendite di coupon con sconti anche offerte scontate per alberghi e altre attività turistiche.

Poi, naturalmente, c’è la vendita diretta di biglietti aerei, pacchetti, stanze da parte di singoli operatori.

Per concludere, il messaggio è chiaro, e duplice.

  1. E’ molto difficile oggi avviare una nuova impresa      che operi nella intermediazione tradizionale, come agenzia viaggi.
  2. Possono invece esserci spazi molto interessanti di      crescita per chi crei un portale di vendita o promozione on line di viaggi      e prodotti turistici, ma solo alla condizione che i suoi servizi evitino      la concorrenza superorganizzata che abbiamo citato sopra e si concentrino      su nicchie particolari di clientela.

 

Un reality per promuovere l’imprenditorialità?

Fra le idee più suggestive, forse bizzarre, contenute nel rapporto del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera intitolato “Restart Italia!”, vi è quella di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla importanza delle Start up, ideando un programma che promuova il ruolo dell’innovazione raccontando le possibilità legate alla creazione di impresa.

Ciò che il rapporto esplicitamente propone è un format tipo reality, in cui un ristretto numero di giovani, selezionati in base alla loro capacità manageriali e di innovazione creativa, dovrebbero dimostrare in dieci settimane le loro abilità imprenditoriali.

La gara selezionerebbe i partecipanti fino ad arrivare nelle ultime fasi della competizione alla presentazione delle progetti di Start up da parte dei finalisti. Il premio finale sarebbe il co-finanziamento al progetto imprenditoriale del vincitore.

Per dimostrare la fattibilità del progetto, il rapporto cita l’esempio della trasmissione della BBC britannica “The Apprentice”, giunta ormai all’ottava serie, con una audience di 10 milioni di telespettatori.

In questo modo il servizio pubblico diffonderebbe modelli diversi dai tradizionali reality, dove spesso giovani e meno giovani privi di talento bighellonano stravaccati e tatuati di fronte alle telecamere, valorizzando invece gli esempi positivi di giovani validi e creativi.

Secondo voi l’idea del Ministro Passera potrà funzionare? Se ne farà qualcosa?