Mese: luglio 2013

Punti di forza e debolezza dell’imprenditore creativo

 

Sono tante le persone che si avvicinano all’idea di mettersi in proprio, avendo una formazione nel settore creativo: liceo artistico, accademia di Belle Arti, scuole di grafica e design, DAMS, ecc.

Quali sono i punti di forza e di debolezza che il consulente nota in queste persone?

Punti di forza sono senz’altro:

  • l’amore      per il proprio lavoro e le forti motivazioni a esprimersi e a realizzarsi      nelle proprie opere: un presupposto fondamentale per qualunque successo      d’impresa.
  • Il      disinteresse per risultati economici immediati, quindi la disponibilità a      fare sacrifici in vista di risultati a più lungo termine: anche questo è      un ottimo presupposto per costruire qualcosa di importante.
  • L’apertura      al mondo, alle altre tendenze, alla relazione con altri artisti. Anche      questo è un fattore indubbiamente positivo.

Qui iniziano però anche i punti deboli:

    1. La       totale ignoranza degli aspetti amministrativi, economico-contabili e       gestionali: se si trattasse solo di una ignoranza, essa si potrebbe       colmare con qualche buona e sintetica lettura, invece spesso si tratta di       una vera e propria avversione, anche se in fondo la precisione richiesta       in un lavoro artistico non è così diversa da quella di chi maneggia       concetti economici.
    2. La       tendenza a gestire i propri tempi di lavoro “secondo ispirazione”,       rigettando istintivamente un tempo fatto di scadenze, ritmi, impegni       esterni. In effetti l’artista puro dovrebbe seguire solo la sua       ispirazione e creare quando se la sente; il mercato purtroppo non lo       consente.
    3. La       tendenza a preferire il pezzo unico, che richiede tanto lavoro e spesso       non si riesce a vendere a un prezzo adeguato. La strada della produzione       in più esemplari (anche piccole serie) viene spesso vista come tale da tradire       li spirito artistico dell’autore.

Quali i consigli “strategici” generali che il consulente può dare?

Senz’altro che il campo creativo offre grandi prospettive, in quanto tutti gli oggetti che ci circondano (dai mobili, agli occhiali, alle scarpe, ecc.) contengono sempre più una componente creativa e artistica.

Il singolo imprenditore deve però, a meno di essere un vero genio (spesso però i veri geni sono scoperti dopo la loro morte), sapere vedere l’aggancio tra la propria arte e l’utilizzo pratico delle proprie creature, creando oggetti che mantengano la loro carica artistica, ma siano anche tali da generare sufficiente guadagno incontrando il gradimento di un pubblico non limitato ai pochi cultori dell’arte.

 

http://www.genesis.it/pubblicazioni-libri1.htm

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Crowdfunding: quali prospettive concrete?

Fra le più interessanti legislative degli ultimi mesi vi è l’inserimento, nel Decreto Crescita (decreto

legge 179/2012), del concetto di “Crowdfunding”, cioè di apporti alle imprese tramite piccoli apporti di molti piccoli finanziatori.

Il Decreto prevede che le start up innovative, costituite in forma di srl, possano offrire quote di capitale a piccolissimi sottoscrittori, anche attraverso portali on line.

E’ positivo che in un periodo di liquidità scarsa e di scarsa propensione delle banche a prestare denaro, si cerchino formule innovative. L’idea che una “folla” (crowd) di piccoli finanziatori possa risolvere i problemi delle imprese è indubbiamente suggestiva.

Il crowdfunding esiste in Italia già da molti anni, ma non per le imprese: tante campagne a favore della ricerca (Telethon e simili) sono state capaci di raccogliere somme ragguardevoli grazie a piccolissime donazioni. Anche la raccolta di fondi tramite il 5 per mille è una forma di crowdfunding.

Anche in politica esistono esempi importanti: la prima campagna elettorale di Barack Obama si finanziò in gran parte proprio con piccole donazioni dei simpatizzanti.

Con le imprese il discorso è diverso e anche in paesi come gli USA il crowdfunding muove ancora i primi passi, tant’è che una legge in materia è stata fatta solo nel maggio del 2012 (Jobs Act).

Un conto è richiedere, per campagne politiche o umanitarie, sull’onda di una simpatia più o meno profonda, piccole somme a fondo perduto, e un conto è finanziare soggetti come le imprese, che devono documentare ogni loro entrata a fini fiscali e riconoscere ai finanziatori un interesse su un prestito o una quota del capitale e quindi un relativo rendimento in termini di dividendi.

Anche una impresa potrebbe (sempre documentandoli e sottoponendoli a tassazione) raccogliere donazioni; ma perché un privato dovrebbe donare soldi a un soggetto che ha scopo di lucro? Non è come donarle a un’associazione benefica.

Il Decreto Sviluppo circoscrive il crowdfunding all’ambito delle start up innovative e alla sottoscrizione di quote di capitale, anche tramite portali on line.

Se quindi la “folla” si muoverà occorrerà riconoscere a ogni finanziatore un adeguato rendimento economico e anche proporzionali diritti di voto e di partecipazione alla vita della società.

La vendita delle quote in sé non sarà problematica: il portale funzionerà probabilmente come le attuali piattaforme web delle banche, attraverso cui disponendo di un conto on line è possibile acquistare le azioni di ogni società per azioni quotata in tutte le borse del mondo.

Ben più complicato e costoso sarà gestire tutto il meccanismo: le società emittenti dovranno essere adeguatamente controllate, per evitare truffe ai danni dei sottoscrittori. Il motivo per cui tante società per azioni non chiedono di essere quotate in borsa è che i controlli della Consob sono pesanti e costosi (ad esempio redazione di un bilancio trimestrale, certificazione del bilancio annuale, ecc.), ma data la dimensione di molte spa economicamente sopportabili. Lo stesso potrà avvenire per delle piccole srl appena costituite?

Inoltre i nuovi piccoli sottoscrittori del crowdfunding diventeranno soci come tutti gli altri: dovranno essere controllati nella identità (rischio di riciclaggio), registrati nel libro soci, invitati alle assemblee con pieno diritto di voto, seguiti nel pagamento di dividendi annuali. Si spera poi che l’acquisto della quota non debba essere regolato da un notaio, come avviene per i normali passaggi di quote delle srl.

Il costo di questa burocrazia aziendale non sarà troppo alto rispetto al valore economico dei piccoli finanziamenti?

 

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