Mese: marzo 2013

Come monitorare i settori economici

Credo che compito fondamentale di chi vuole favorire la creazione di nuove imprese sia quello di produrre informazioni utili, per chi vuole decidere se mettersi in proprio, conoscendo le opportunità e i rischi a cui va incontro.

Per farlo occorre analizzare attentamente le problematiche di ogni settore economico.

Sono nate così le oltre 140 guide settoriali a cui, come autore, ho partecipato nell’ambito della collana “Creaimpresa”, il cui catalogo è disponibile al link:

 

http://www.creaimpresa.it/mainkit.aspx?id=20

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Imprenditori per necessità

In tutte le epoche molte persone che hanno scelto di mettersi in proprio lo hanno fatto non per inseguire i nobili ideali della libera intrapresa, ma semplicemente per sopravvivere e per la mancanza di altre opportunità.

Dai “proletaroidi” di cui parlò Sombart nel 1907 in Germania ai free lance americani sempre in bilico tra precarietà e successo, fino agli immigrati imprenditori dell’Italia degli anni 2000, il processo di creazione d’impresa è stato alimentato dal bisogno di milioni di persone di avere un reddito minimo, per trovare un posto nella società.

Negli ultimi anni però questo fenomeno si è drammaticamente accentuato. Di fronte alla estrema difficoltà a trovare un lavoro dipendente, con una disoccupazione dilagante, l’unica chance per moltissime persone è quella di crearsi un proprio lavoro,

Nei corsi per l’avvio d’impresa che mi capita di tenere, l’affluenza è alta e l’interesse forte.

Credo però che sia compito di un formatore e di un consulente responsabile quello di mettere in guardia, ancora di più che in passato, dai rischi che si corrono mettendosi in proprio in una fase come l’attuale. Avventurarsi in un territorio pieno di incognite senza adeguate conoscenze sul mercato, sui costi e sulle normative è ancora più rischioso che in passato.

http://www.genesis.it/pubblicazioni-libri1.htm

“Leggero come una farfalle, pungente come un’ape” (Muhammed Alì)

Quale sport affina le abilità necessarie a una efficace gestione d’impresa? E’ un tema affascinante, non ancora esplorato da studi adeguati.

Alcune note però sono possibili. Gli sport di resistenza aiutano a sviluppare doti di tenacia e di concentrazioni indispensabili per portare avanti un progetto d’impresa.

Al contrario sport che si basano su performance brevi e intense (come i 100 metri dell’atletica leggera) non hanno molto a che fare con la vita di una impresa.

Sport di squadra come il calcio, il basket o il rugby affinano la capacità di costruire azioni complesse facendo leva su un gruppo ben coordinato e motivato. Questo a condizione di non essere praticate in una forma “tribale”, di puro scontro muscolare con gli avversari.

Qualsiasi sport praticato in modo da scaricare furenti ogni colpa su arbitro, allenatore, avversari e compagni  porta a diventare persone irresponsabili, incapaci quindi di assumersi le responsabilità che qualunque gestione d’impresa comporta.

L’idea che nello sport occorra scaricare l’adrenalina che si ha in corpo è forse giusta per una rissa da strada, non per la gestione d’impresa né per sport che richiedono concentrazione, precisione e intelligenza. Come il tennis o la stessa boxe: “leggero come una farfalle e pungente come un’ape” si definì il grande Muhammed Alì.