Mese: ottobre 2014

Il Piano d’azione Imprenditorialità 2020

Una caratteristica della Commissione Europea, che non le fa certo onore, è che continua a elaborare politiche che non fanno mai un bilancio critico e trasparente di quelle precedenti.
Quanto la situazione economica attuale, con 25 milioni di disoccupati e una crisi che dura dal 2008, dipende dal fatto che proprio nel 2008 il Trattato di Lisbona, senza vedere la crisi che stava appena iniziando, eliminò dai suoi programmi lo sviluppo della nuova imprenditoria e si limitò a raccomandare maggiore flessibilità alla occupazione esistente?
Non si può pretendere troppo da politici come Barroso, e bisogna accontentarsi del fatto che oggi le politiche sembrano cambiate e che il “PIANO D’AZIONE IMPRENDITORIALITÀ 2020” dovrebbe dare finalmente un impulso alla creazione d’impresa.
Il Piano finalmente riconosce che “le nuove imprese, in particolare le PMI, rappresentano la fonte più importante di nuova occupazione: esse creano ogni anno in Europa più di quattro milioni di nuovi posti di lavoro”.
E si preoccupa giustamente del fatto che in Cina e negli USA i tassi di imprenditorialità sono maggiori che in Europa. Di qui la necessità di agire, su 3 linee d’azione: sviluppare l’istruzione e la formazione all’imprenditorialità; creare il giusto contesto imprenditoriale; definire modelli di
ruolo e sensibilizzare gruppi specifici.
L’Europa, dice la Commissione, deve affermate il principio del “pensare anzitutto in piccolo” (think small first), che dovrà diventare la pietra di paragone delle politiche europee e nazionali.
Riguardo alla linea d’azione 1 sulla istruzione e formazione alla imprenditorialità, la Commissione afferma che “L’investimento nell’educazione all’imprenditorialità è uno dei più produttivi che l’Europa può fare. Dalle indagini realizzate emerge che tra il 15% e il 20% degli studenti che partecipano a un programma di miniimpresa nella scuola secondaria avvierà poi una propria impresa, cifra questa che corrisponde a tre-cinque volte quella valida per la popolazione generale”.
La Linea d’azione 2, quella che riguarda il contesto, si concentra sull’ accesso ai finanziamenti, sul sostegno agli imprenditori nelle fasi cruciali del ciclo vitale dell’impresa, sui trasferimenti d’impresa, sul dare una seconda opportunità agli imprenditori falliti e alla riduzione della burocrazia.
La Linea d’azione 3, infine, si concentra sulle possibili azioni per coinvolgere maggiormente nei percorsi imprenditoriali i giovani, i disoccupati, le donne, gli anziani e i migranti.
Riguardo in specifico ai disoccupati gli Stati membri sono invitati a:
• affrontare il problema della disoccupazione elaborando programmi di formazione all’imprenditoria destinati ai giovani che non lavorano e per ciascuna fase offrire un menu variabile di servizi (consulenza, formazione e qualificazione, tutoraggio e accesso al microcredito);
• avviare programmi attivi sul mercato del lavoro che eroghino un sostegno finanziario a tutti i disoccupati affinché avviino un’impresa.

Governare i flussi finanziari

cover3_start-up-package_Il-punto-di-massimo-indebitamentoMolte nuove imprese hanno difficoltà a gestire la situazione della liquidità e per questo motivo rischiano di entrare ben presto in affanno finanziario, se non addirittura in una situazione di serio pericolo di fallimento.
Senza liquidità, cioè senza risorse immediatamente impiegabili per pagare fornitori, collaboratori, tasse, ecc. una impresa cessa di funzionare. Nella sua tipica mentalità, lo Start Upper tende a sottovalutare i temi finanziari, in quanto spesso pensa che una buona o eccellente innovazione tecnologica non possa non generare altro che abbondanti cash-flow. La stampa ha una parte di colpa nel formarsi di questa erronea concezione, in quanto celebrando i successi straordinari di poche eccezionali aziende (da Google a Facebook) mette del tutto in ombra la concreta realtà di milioni di Start Up che nel mondo sono pure partite con ottime idee, ma non hanno avuto il successo a cui potevano aspirare, in molti casi proprio perché non erano suppor-tate da un’adeguata strategia finanziaria. La speranza inconscia di chi avvia una impresa è che questo aspetto non esista, e che le vendite dei propri prodotti e servizi siano sufficienti a generare tutta la liquidità necessaria.

Purtroppo non è così scontato. Il ritardo in un incasso, una spesa straordinaria, la mancata previsione di uscite fiscali possono complicare la scena e portare a seri squilibri, che inizialmente verranno gestiti ritardando finché possi-bile i pagamenti ai fornitori (con conseguenze comunque negative sulla qualità delle collaborazioni in corso) e poi cercando affannosamente e disordinatamente fonti di finanziamento, con esiti non sempre soddisfacenti.

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