Mese: giugno 2013

Quanto contano gli spin-off?

Il libro di Sven De Cleyn “A great study on European academic spin-offs analizza i casi di 185 academic spin-off (ASO) europei, cioè di imprese formate da persone che vengono da una istituzione accademica e che sfruttano qualche tipo di conoscenza acquisita in ambito universitario.

La ricerca rileva che ad alcuni anni dalla fondazione l’occupazione e il fatturato e l’occupazione degli ASO non sono particolarmente alti, per cui non si può pretendere che gli spin off riescano da soli trainare la ripresa della intera economia.

Il ruolo principale degli ASO sta invece nel trasferire innovazioni e conoscenza, attraverso le loro reti, quindi rendendo più dinamico e competitivo il sistema produttivo.

Disporre di un valido business plan è poi decisivo. Quest’ultimo tuttavia diventa un fattore di vantaggio determinante, specie quando viene analizzato e si confronta con le obiezioni di consulenti e investitori, libro di Sven De Cleyn “A great study on European academic spin-offs analizza i casi di 185 academic spin-off (ASO) europei, cioè di imprese formate da persone che vengono da una istituzione accademica e che sfruttano qualche tipo di conoscenza acquisita in ambito universitario.

La ricerca rileva che ad alcuni anni dalla fondazione l’occupazione e il fatturato e l’occupazione degli ASO non sono particolarmente alti, per cui non si può pretendere che gli spin off riescano da soli trainare la ripresa della intera economia.

Il ruolo principale degli ASO sta invece nel trasferire innovazioni e conoscenza, attraverso le loro reti, quindi rendendo più dinamico e competitivo il sistema produttivo.

Disporre di un valido business plan è poi decisivo. Quest’ultimo tuttavia diventa un fattore di vantaggio determinante, specie quando viene analizzato e si confronta con le obiezioni di consulenti e investitori, che possono verificare eventuali incongruenze e ingiustificati ottimismi.

La ricerca di De Cleyn sottolinea anche l’importanza della precedente esperienza imprenditoriale, maturata anche in altri contesti, e del gruppo dei soci. I gruppi di maggiore successo sono quelli eterogenei, con un background misto, che non comprenda soltanto competenze di tipo scientifico-tecnologico.

Altro luogo comune che De Cleyn sfida è che il capitale di rischio accresce la probabilità di successo di una start up.

Certamente la capacità di reperire risorse finanziarie è importante, ma questo non riguarda solo forme innovative quali il venture capital, bensì anche forme tradizionali, come i prestiti bancari.

 

http://www.genesis.it/pubblicazioni-libri1.htm

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Se queste sono le premesse…

Combattere la disoccupazione e favorire il lavoro dei giovani: queste le priorità che il nuovo governo Letta va proclamando. Finalmente si dovrebbe superare la politica miope e autolesionista del precedente governo Monti, unicamente tesa a tagliare la spesa pubblica e ad aumentare il carico fiscale, per rientrare nei parametri di indebitamento fissati a Maastricht. Questo a costo di deprimere il sistema economico rendendo più difficile ogni iniziativa economica.

Se così stanno le cose, non si capisce perché uno dei primi provvedimenti di Letta sia stato quello di togliere risorse al più importante strumento per la creazione di impresa da parte di persone disoccupate: in fondi di Invitalia.

“Per esaurimento delle risorse finanziarie relative agli incentivi previsti dal Decreto Legislativo 185/2000 (Avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 24.04.2013), dal 26 aprile 2013

non è possibile presentare nuove domande di ammissione alle agevolazioni per l’Autoimprenditorialità” proclama da alcuni giorni il sito www.invitalia.it

Si trattava di uno strumento con risorse ridotte e molti limiti, ma che comunque in molti anni di operatività ha garantito la creazione di migliaia di imprese e di posti di lavoro. Nell’ultimo anno di cui la Corte dei Conti ha fornito i dati, il sostegno all’autoimpiego di Invitalia ha risposto a 8.701 nuove domande di agevolazione, ne ha ammesse 2.931 (con una percentuale del 33,7%) di cui 1.648 per iniziative di Lavoro Autonomo individuale, 1.185 per Microimprese in forma di società e 98 iniziative di Franchising). Questo con un impegno di fondi pubblici pari a 192 milioni di euro ed una nuova occupazione stimata in 6.914 unità (2,4 posti di lavoro per ogni impresa).

Non un bel segnale, così come sembra chiaro (speriamo di sbagliarci) che l’ “incompiuta” del precedente Ministro Passera, quella del programma “Re-Start Italia” (di cui abbiamo parlato in precedente Post), tale resterà e che le interessanti misure su start-up, incubatori, venture capital rimarranno lettera morta.

Se si continua nel metodo per cui ogni governo prima di tutto demolisce quanto fatto dal precedente, senza del resto creare nulla di migliore, non si potrà che generare un cumulo di macerie e chi è impegnano tutti i giorni a creare imprese e lavoro sarà ancora più solo.