Mese: dicembre 2015

Inventori e idee vincenti ai tempi di Gulliver

Inghilterra inizio del 18° secolo, anni di fermento scientifico e di grandi scoperte, gli anni di Isacco Newton.
Jonathan Swift, nel suo “Gulliver” scatena la sua penna sugli ambienti scientifici del tempo. Vale la pena di rileggere alcuni dei suoi quadretti sarcastici (I viaggi di Gulliver, Parte terza), che richiamano alla mente alcune situazioni attuali, tipiche del mondo degli inventori e di quelli che oggi si chiamano “startupper”. Anche allora non era facile capire quali fossero le idee vincenti.

“Un architetto geniale aveva inventato un nuovo sistema di costruire le case cominciando dal tetto per finire con le fondamenta; e giustificava la sua trovata con l’esempio di ciò che fanno l’ape e
il ragno, due insetti di assoluta intelligenza”.
(…)

“Un accademico, cieco dalla nascita, aveva sotto di sé parecchi apprendisti
non meno ciechi di lui: essi si occupavano di mescolare i colori per i pittori; e il
maestro insegnava agli scolari a distinguere le tinte per mezzo del tatto e
dell’olfatto (by feeling and smelling)”.

(…)
“Un accademico che visitai aveva il volto magro e spaurito da far
compassione, la barba e i capelli incolti, la pelle color tabacco; gli abiti, la
camicia e la pelle erano dello stesso colore. Da 8 anni lavorava a un
progetto per estrarre dei raggi di sole dalle zucche, affinché fosse
possibile, dopo averli chiusi ermeticamente in alcuni flaconi, di servirsene
per riscaldare l’aria nelle stagioni fredde e umide. Mi disse che sperava, entro i
prossimi anni, di fornire ai giardini del governatore dei raggi solari a un
prezzo conveniente. Si lamentò però d’esser povero, e mi chiese qualche soldo a
guisa d’incoraggiamento, tanto più che le zucche erano piuttosto care
quell’anno”.

(…)
“In un’altra stanza feci la piacevole conoscenza d’un inventore, che aveva elaborato un nuovo sistema per lavorare la terra senza strumenti, risparmiando la spesa dei cavalli e dei buoi,
dell’aratro e degli operai. Bastava nascondere sotto terra diversi vegetali di cui i maiali sono ghiottissimi, come ghiande, datteri o castagne; poi sparpagliare per ogni acro di superficie circa seicento di codesti animali. In breve tempo i maiali non solo avrebbero smosso la
terra col muso e con le zampe in modo da potervi seminare, ma l’avrebbero
contemporaneamente concimata coi loro escrementi”.

(…)
“Un’altra stanza era tappezzata di tele di ragno, tanto che lo scienziato ivi
racchiuso stentava a muoversi. Costui andava deplorando l’accecamento degli uomini
che per tanto tempo si erano serviti dei bachi da seta, quando esistevano tanti
insetti domestici capaci non solo di filare, ma anche di tessere. Egli sperava di
fare risparmiare anche la spesa per la tintura dei tessuti, dando da mangiare ai
suoi ragni gran numero di mosche di diversa razza e di svariati e brillanti colori”.
(…)
“Il mio cicerone mi fece entrare nella stanza d’un illustre medico,
veramente benemerito per avere scoperto il segreto per guarire le coliche con un
semplice strumento meccanico. Si serviva di un soffietto dotato d’un lungo e sottile tubo d’avorio, che insinuava nell’ano per circa 8 pollici di profondità. Grazie a questa specie di
clistere a vento, egli era sicuro di aspirare via tutte le flatulenze
interne ripulendo le viscere e rendendole piatte come una vescica vuota. Quando il male era molto grave, egli riempiva il clistere d’aria, introduceva il tubo e scaricava tutto quel vento nel corpo dell’ammalato; poi ritirava il soffietto per riempirlo ancora badando a tenere tappato l’orifizio del
paziente col dito pollice. Quando l’operazione era stata ripetuta tre o quattro
volte, il vento introdotto e compresso prorompeva fuori con tal forza da portar
via seco tutti i vapori nocivi, come l’acqua ripulisce i condotti d’una pompa; e il
malato era bell’e guarito”.
(…)
“Visitai poi la scuola di matematica, in cui trovai un professore che
adoperava, per l’istruzione dei suoi scolari, un metodo che in Europa nessuno
sarebbe mai stato capace d’inventare. Ogni dimostrazione, proposizione o
teorema veniva scritto sopra una piccola ostia, con uno speciale inchiostro di
succo cefalico. Lo studente inghiottiva l’ostia e stava a digiuno per 3 giorni,
nutrendosi solo d’un pò di pane e acqua. Durante la digestione dell’ostia, il
succo cefalico saliva al cervello e vi recava l’esercizio o il teorema desiderato”.
(…)
“Un dottore in politica proponeva uno strano modo per assicurare la
tranquillità del paese, qualora le troppo ardenti passioni politiche la
minacciassero. La sua ricetta ora questa: prendere un centinaio di caporioni di
ciascuno dei due partiti e accoppiarli a seconda della grossezza delle loro teste;
poi far segare da un valente chirurgo i due crani di ciascuna coppia, in modo
che ogni cervello restasse diviso in due parti eguali; quindi applicare l’occipite
dell’uno, col relativo mezzo cervello, al mezzo cranio dell’altro. Naturalmente
ogni coppia doveva comporsi di uomini di opposto partito e d’eguale capacità
cranica”.
(…)
“Due accademici discutevano con calore come crescere le imposte. Il primo proponeva di tassare i vizi e
le pazzie degli uomini, ciascuno dei quali sarebbe giudicato secondo le
referenze dei suoi vicini. Ma l’altro propugnava invece che si dovesse imporre una tassa sui pregi del corpo e dell’animo che
ognuno vantava di possedere; e la tassa fosse progressiva secondo i gradi di tali
belle qualità. La tassa più forte andava imposta ai bellimbusti e
ai donnaioli, in proporzione del numero e dell’importanza delle loro conquiste,
sempre secondo le loro stesse dichiarazioni. Così pure si doveva gravare
sullo spirito, il coraggio, l’eleganza del portamento, in
proporzione dell’opinione che ciascuno aveva di possedere codesti pregi; invece
si potevano lasciare esenti da ogni tassa l’onore, la probità, la prudenza, la
modestia: sia perché troppo rare, sia perché nessuno le avrebbe riscontrate in sé
stesso né riconosciute nei vicini, in quanto non avrebbero mai fruttato nulla”.

La Conferenza sul clima di Parigi e le nuove imprese

La Conferenza sul clima (COP21) conclusasi nei giorni scorsi a Parigi con un accordo che ha coinvolto tutti i principali paesi del mondo, avrà conseguenze per le nuove imprese?
La Conferenza ha fissato l’obiettivo di contenere il riscaldamento entro 1,5 gradi, al fine di arrestare la desertificazione di intere aree del pianeta, lo scioglimento dei ghiacciai, le inondazioni, le carestie.
Le misure da intraprendere fissate a Parigi riguardano numerosi ambiti: l’auto (con il sempre maggiore ricorso all’auto e in generale ai veicoli elettrici); gli edifici (con il superamento del riscaldamento a carbone e l’impiego crescente di energie rinnovabili); l’illuminazione (sempre più tecnologia LED); l’industria (riconversione energetica, prodotti non inquinanti, automazione); l’information technology (con la riduzione del consumo energetico attraverso Internet e i data center in cloud), l’Internet delle cose (per interconnettere ad esempio gli elettrodomestici di una stessa abitazione).
I governi si sono pertanto impegnati a favorire la diffusione di questi cambiamenti, anche se va notato che, per quanto quanto positivo, l’accordo di Parigi (fortemente condizionato dagli interessi di potenti lobby) soffre di gravi limiti, avendo ignorato ambiti non meno importanti quale quello di un’agricoltura non inquinante, della biologicità dei prodotti e del riuso/riciclaggio degli oggetti.
Comunque sia, è evidente che almeno in parte COP21 aprirà spazi di iniziativa anche per le nuove imprese. In primo luogo per start up innovative che contribuiranno all’avanzamento delle conoscenze e delle applicazioni pratiche negli ambiti sopra indicati; in secondo luogo per i produttori di soluzioni nuove basate su tecnologie già note (ad esempio l’illuminazione a LED); in terzo luogo per i fornitori di servizi e soluzioni organizzative (ad esempio la gestione di un parco di veicoli elettrici, la installazione e manutenzione di pannelli fotovoltaici, ecc.) in grado di rendere conveniente l’uso delle nuove tecnologie.

Non tutti vedono le opportunità imprenditoriali – Parte II

Accorgersi di una opportunità imprenditoriale non è affatto scontato, come abbiamo detto nel precedente post. L’esempio dei “capelloni” Steve Jobs e Wozniack serviva a mostrare che il modo in cui le persone percepiscono il mondo esterno e utilizzano le informazioni dipende dagli schemi concettuali in cui esse inseriscono le nuove informazioni.
Secondo lo psicologo Robert A. Baron (2006) gli aspiranti imprenditori impiegano a tale scopo due differenti modi per riconoscere le opportunità. L’emisfero sinistro del cervello (quello razionale) immagazzina prototipi ideali di attività, mentre nella parte destra (quella percettiva) sono immagazzinate informazioni su casi concreti che possono servire come esempi da seguire, e che stimolano l’emotività dell’imprenditore. Con l’emisfero destro quest’ultimo viene affascinato da certi esempi (anche perché certi altri suscitano la sua antipatia e reazione), mentre l’emisfero sinistro cerca di verificare la coerenza di tali esempi ideali con prototipi razionali di attività.
Ne consegue che per riconoscere delle opportunità occorre possedere una struttura cognitiva formatasi attraverso sia una esperienza che abbia fornito elementi informativi (quindi la materia per l’emisfero destro), sia la capacità di organizzare razionalmente le informazioni (emisfero sinistro). Solo questo, dice Baron, fornisce la base per “connettere i punti” (“connecting the dots”), cioè percepire razionalmente le connessioni tra i cambiamenti (nelle tecnologie, nell’economia, ecc.) e i fatti, individuando le opportunità.
L’imprenditore prima crea l’opportunità nella sua mente e poi la propone al mercato. Come hanno detto Timmons et alii, nel loro libro sulla “Entrepreneurial Mind” (1987), l’imprenditoria è il processo che consiste nel creare e perseguire opportunità, indipendentemente dalle risorse disponibili.
Quindi, le opportunità spesso esistono e vanno semplicemente trovate, ma in molti casi vanno create, con intelligenza e creatività. Un imprenditore deve sapere immaginare il futuro, costruire analogie, fondere e ricombinare le informazioni e i concetti in modo innovativo, ma anche creare nuova conoscenza, cercando poi risposte concrete sul mercato.
Combinare vari pezzi di informazioni aiuta a generare nuove idee, in un processo che in parte può essere monitorato e d’altra parte può essere stimolato con apposite tecniche creative.
Riguardo al monitoraggio, va ricordato che gli psicologi cognitivi cercano di misurare il processo creativo con misure dell’attenzione (basate ad esempio sul movimento degli occhi), dell’attività elettrica delle diverse parti del cervello (tramite l’elettroencefalografia o la risonanza magnetica).
Riguardo alle tecniche di stimolazione della creatività esse sono state impiegate con molti gruppi di persone: bambini, giovani studenti, professionisti creativi (es. designer) e, appunto, imprenditori. Fu lo psicologo americano Joy Guilford, con la teoria del “Pensiero divergente”, a fondare questo filone di attività, poi arricchito da contributi successivi come quello dell’europeo maltese Edward De Bono sul “Pensiero laterale” (1970).
Thomas B. Ward (2007) ricorda, riprendendo la teoria di Guilford, che la “cognizione creativa” utilizza quattro strategie. La prima è la capacità di generare molte nuove idee (Fluent thinking). La seconda è l’originalità (Original thinking), che aiuta a combinare le idee esistenti e a crearne di nuove e di inusuali. La terza è la flessibilità (Flexible thinking), che significa sapere esplorare le connessioni tra le idee stesse e andare oltre i ragionamenti ovvii, vedendo invece più soluzioni per lo stesso problema, aiutando a valutare le alternative in modo razionale.
Infine, la Elaborazione (Elaboration) è il processo creativo di arricchimento di un’idea aggiungendo nuovi dettagli. La cura dei dettagli può essere un fattore di successo per una nuova impresa.

Su questi temi vedi:
http://www.genesis.it/OR-OpportunityRecognition-D’Angelillo.pdf