L’approccio patrimonialista del discorso di Mattarella

L’importante e grave discorso del Presidente Mattarella agli italiani, subito dopo il fallimento della ipotesi di un governo guidato dal prof. Conte è sintomatico del pensiero economico e politico che guida i piani alti delle istituzioni italiani.

Il rifiuto di nominare ministro dell’economia il prof.Savona, a causa dei problemi che questi avrebbe potuto sollevare nella Eurozona e negli equilibri con la Germania, è stato mosso dalla unica preoccupazione di non “allarmare gli investitori e i risparmiatori investitori italiani e stranieri che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende”.

Un aumento dello spread, ha detto Mattarella, potrebbe infatti ridurre lo spazio “per interventi sociali”.

E ha con forza ricordato che la sua presa posizione deriva dalle prerogative che la Costituzione conferisce al Presidente.

In verità, la nostra Costituzione pone all’art.1, come priorità e indicazione primaria anche per i Presidenti della Repubblica, quella del Lavoro (“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”), concetto però completamente assente nel discorso di Mattarella.

L’Italia oggi è un paese fermo, che ha bisogno assoluto di Lavoro, cioè di creazione di nuova ricchezza. La difesa del risparmio e degli investimenti finanziari degli operatori stranieri è certo importante, ma non prioritaria. Questa difesa interessa i ceti più benestanti, e i grandi investitori, cioè chi possiede grandi dotazioni finanziarie, non la grande massa dei cittadini.

Anche questi cittadini hanno diritto ad accumulare risparmi, ma ciò può avvenire solo risolvendo i loro problemi di lavoro. Il risparmio nasce dal lavoro, non viceversa.

Abbiamo assistito quindi a un discorso di strenua difesa della ricchezza già accumulata, e non delle opportunità di creazione di nuova occupazione.

Peraltro (forse è una sensazione solo mia), con il forte sospetto che l’interlocutore più importante del discorso fosse costituito dai grandi investitori internazionali, che detengono circa un terzo del nostro debito (i 2/3 sono in mani italiane) e sono molto abili, come dimostrato in passato, nel tessere trame speculative contro i paesi in difficoltà.

Lasciamo tutto così com’è, anche un Euro che non funziona (per l’Italia), per difendere i grandi investitori. Evitiamo di pensare, dice implicitamente Mattarella, a una riforma dell’Euro, che solo con una “rottamazione” dei parametri di Maastricht potrebbe invece tirare fuori l’Italia (e altri paesi) da una stagnazione in cui diventa impossibile qualunque politica di sano rilancio keynesiano dei consumi e degli investimenti.

Ho l’impressione che l’approccio patrimonialista del Presidente (una volta la destra conservatrice difendeva i latifondisti agrari, oggi i grandi patrimoni finanziari) non piacerà molto a una popolazione che con il voto ha mandato segnali chiari di essere molto arrabbiata, soprattutto per le condizioni in cui versa da alcuni anni il mondo del lavoro.

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