Il buon momento della economia europea, e in parte italiana

Trainata dall’imponente volume del suo export, l’economia tedesca sta in parte trascinando anche quella italiana, almeno in quelle regioni più collegate alla Mittel-Europa (emilia-Romagna, Lombardia, Veneto).

Il rimescolamento interno al continente, e la logica della più ampia mobilità dei capitali falcidiano il panorama industriale italiano (fuga di imprese come Embraco, verso non a caso la Slovacchia, cioè il centro Europa), ma anche opportunità per le imprese che sanno esportare.

L’Italia, ha lanciato un anno fa il “Piano Impresa 4.0”, puntando sul concetto (nato in Germania) di Industria 4.0.

Grazie agli incentivi, nel 2017 le imprese che hanno investito in ricerca e sviluppo sono più che raddoppiate (+104%, rispetto al 2016); gli ordinativi interni dei beni 4.0 incentivati da super e iper ammortamento e dalla Nuova Sabatini sono cresciuti dell’11%; il Fondo di Garanzia per le Pmi ha garantito 17,5 miliardi di crediti aggiuntivi.

Il Piano Impresa 4.0 nel 2018 prevede:

  • il rifinanziamento pari a 7,8 miliardi e la proroga dei termini dell’iperammortamento con aliquota al 250% fino al 31 dicembre 2019 e dei termini del super ammortamento con aliquota al 130% al 30 giugno 2019;
  • la Nuova Legge Sabatini per 330 milioni;
  • lo stanziamento di 823 milioni per il 2018 del Fondo di Garanzia che consentirà l’accesso delle Pmi a 20 miliardi di credito aggiuntivo;
  • l’istituzione del Fondo per il Capitale Immateriale con una dotazione di 255 milioni per finanziare progetti di ricerca e innovazione;
  • le azioni per il capitale umano e le competenze: credito di imposta al 40% per le aziende che investono in formazione dei lavoratori sulle tecnologie 4.0 con una stima di 250 milioni di incentivi.

Questi risultati, indubbiamente enfatizzati dato il periodo elettorale, dimostrano a mio avviso però che, dopo una lunga fase in cui ci si è aspettati ingenuamente dall’Europa una soluzione ai problemi italiani, ricevendone in cambio cinici inviti a “fare i compiti a casa”, la strada è quella di rafforzare la competitività mediante incisive politiche industriali.

Ben venga una spesa pubblica che può produrre effetti moltiplicativi sul reddito e sulla occupazione, e che in tale modo può contribuire a ridurre anche il debito pubblico. Quest’ultimo, nei lunghi anni di continui tagli della spesa, è non a caso nettamente peggiorato.

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