La forza dell’economia circolare e della sharing economy, pur con tante differenze – Parte 2/2

Se l’economia circolare, come abbiamo visto nel precedente Post, offre opportunità di impresa a livello locale, e in qualche modo “fertilizza” il territorio, la cosiddetta “sharing economy” rischia di avere un effetto opposto, quello di impoverirlo.
La “Sharing economy” si basa anch’essa su un concetto nuovo di uso di un bene o servizio, che non viene acquistato ma “condiviso”: così i passaggi in auto con Uber. Oppure le case di Airbnb, il portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare.
Già nel 2000 il famoso economista Jeremy Rifkin, nel suo “L’era dell’accesso, Mondadori, Milano) aveva detto che lo scopo delle persone è sempre meno quello di ammassare proprietà, e sempre più quello di accedere a consumi e opportunità di vita, indipendentemente dalla proprietà dei beni fisici. Addirittura il possesso di certi beni (automobili, macchinari) si rivela una palla al piede e gli si preferisce sempre più l’utilizzo di servizi (noleggi, leasing, ecc.).
Oggi, di fatto, chi gestisce questo incontro tra domanda e offerta sono grandi piattaforme straniere, che per prime si sono mosse e affermate. Se da Bologna voglio andare a Milano e chiedo a Uber un servizio di trasporto, ad esempio, dovrò pagare un servizio su un conto californiano, lasciare una commissione per la intermediazione, per poi essere messo a contatto con un poveraccio italiano, che sottopagato mi condurrà a destinazione, per un compenso basso anche perché decurtato dall’intermediario.
Un vero e proprio controsenso. Cosa rimarrà alla economia italiana se per organizzare funzioni tutto sommato banali dovremo farci intermediare da una piattaforma californiana, arricchendola e lavorando sottopagati?
Bene fa l’Unione Europea a pretendere che queste piattaforme paghino regolarmente le tasse e rispettino le leggi sul lavoro e sulla sicurezza dei clienti (ultimo episodio la ragazza dell’ambasciata britannica a Beirut, violentata e uccisa da un autista trovato attraverso una piattaforma Sharing).
Bene fanno quelle start up italiane che si organizzano per imitare e migliorare i servizi delle piattaforme più famose, che hanno sì una notorietà internazionale, ma spesso offrono servizi standardizzati che possono essere migliorati da chi conosce meglio la clientela locale.

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