Con il berretto in mano

Ciò che mi colpisce, in questi giorni di drammatica emergenza migranti, è l’assoluta mancanza di qualunque riflessione sulle prospettive di lavoro e di vita che eventualmente l’Italia è in grado di offrire al “popolo dei barconi”.
La riflessione più profonda, l’ha fatta il presidente dell’INPS Boeri, che ha affermato “L’Italia ha bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”.
E’ evidente che il nostro sistema di protezione sociale è in sofferenza, per il restringimento della base occupazionale e quindi dei soggetti che versano contributi che dovrebbero finanziare il numero crescente di pensionati.
La salvezza del sistema dipende certamente dalla crescita dell’occupazione, e in particolare di quella a più di fascia medio-alta, per professionalità, reddito e quindi anche contributi versati.
Speriamo forse che queste figure possano venire dal “popolo dei barconi”? La Germania in questo senso è stata esplicita: porte aperte a chi viene dai paesi in guerra e dotati di qualificazioni professionali (come i medici siriani). Per gli altri, verifica della professionalità, percorsi di formazione e inserimento al lavoro, quando richiesto dalle aziende.
Esiste in Italia uno straccio di politica di questo tipo? Certamente no: il quadro reale è quello di Centri per l’Impiego ridimensionati, centri di formazione professionali con pochissimi fondi, politiche per l’avvio di imprese asfittiche. Questo mentre il tasso di disoccupazione italiano è all’12%, e non al 5% della Germania. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha proclamato ieri: “Vollbeschäftigung ist möglich”, cioè la piena occupazione è possibile.
E i risultati in Italia, del resto si vedono. Salvo rare eccezioni, ciò che in assenza di politiche l’Italia sa offrire ai migranti è un posto davanti a un supermercato o all’angolo della strada, con il berretto in mano a chiedere l’elemosina. Di notte, pochi dormitori e molte panchine. Per i più fortunati un lavoro bracciantile a pochi Euro al giorno, gestiti dal caporalato meridionale.
Un po’ poco, mi sembra. Siamo proprio sicuri che, al di là della retorica, stiamo effettivamente aiutando queste persone?

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