Industria 4.0 e l’ulteriore primato economico della Germania

In poco tempo l’espressione “Industria 4.0” si è diffusa e generalizzata, anche nel nostro paese. Tanto che il governo italiano (che cerca come può di seguire i paesi più forti) ha varato un pacchetto di incentivi fiscali per l’innovazione tecnologica.
Il successo della espressione “Industry 4.0” (in tedesco “Industrie 4.0”)
dipende a livello internazionale dalla forza con cui essa è stata lanciata dal paese sempre più leader nelle tecnologie industriali: la Germania.
Come è noto, 4.0 significa quarta rivoluzione industriale: dopo la prima caratterizzata dalla energia a vapore e ad acqua, con le prime forme di meccanizzazione della produzione, si è
passati a fine ‘800 alla seconda rivoluzione industriale basata sulla elettricità e sulla produzione di massa con la catena di montaggio, poi si è arrivati alla terza rivoluzione basata sui computer e l’automazione.
La quarta rivoluzione si baserebbe sulla interazione tra le macchine (Internet of Things; M2M Machine to machine communication), attraverso sensori, sistemi di automazione elettronici, software e intervento umano. In questo modo sarebbe possibile personalizzare i prodotti (customization); gestire e adattare i processi in modo estremamente flessibile e rapido; eliminare i compiti pericolosi, faticosi e stressanti; minimizzare gli errori; prendere decisioni decentrate creando reti intelligenti lungo la intera catena del valore.
Questo con importanti ricadute potenziali sulla evoluzione di componenti hardware (quli sensori e memorie), sui sistemi di elaborazione e stoccaggio di dati, e sull’ adeguamento delle competenze professionali.
Non a caso, a “Industrie 4.0” si è arrivati in Germania dopo un attento lavoro iniziato nel 2012 svolto da una serie di gruppi, patrocinati dal Ministero per la Formazione e la Ricerca (Bundesministerium für Bildung und Forschung – BMBF), presieduti da Henning Kagermann (Università tecnica di Braunschweig) e da Siegfired Dais (Manager della Bosch) e partecipati da alti esponenti dell’industria elettronica, dell’informatica, della robotica, dell’industria siderurgica (Bosch, Siemens, SAP, Thyssenkrupp, Trumpf, ecc.) e dei più prestigiosi istituti di ricerca in campo industriale.
Questo salto di qualità tecnologico e organizzativo metterebbe l’industria tedesca in grado di primeggiare ancora di più sui mercati internazionali, distaccando paesi a basso costo del lavoro ma con processi produttivi ancora primitivi, ma anche importanti paesi manifatturieri come l’Italia dove la frammentazione della produzione in molte piccole imprese riduce la possibilità di gestire processi fortemente integrati.
L’impressione è che di fronte a una sfida così robusta, che coinvolge anche tutto il sistema della formazione professionale (non a caso in Germania formazione e ricerca fanno capo allo stesso Ministero), le misure italiane, di semplice incentivo fiscale (un aspetto non ritenuto importante in Germania) rischino di essere assolutamente insufficienti.

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