Trump e Reagan, Brexit e Thatcher

Gli strappi convulsi che sono venuti negli ultime mesi dal Regno Unito (Brexit) e dagli Stati Uniti (elezione di Trump) rappresentano l’amara constatazione del fallimento delle politiche liberiste iniziate all’inizio degli anni ’80 con i governi di Margareth Thatcher e Ronald Reagan.
Il racconto di due paesi che si sarebbero potuti liberare dei loro problemi con una ventata di liberalizzazioni, con un tuffo nella globalizzazione e con l’abbandono della industria tradizionale a favore del terziario, ha prodotto problemi così gravi da imporre una drammatica marcia indietro.
Certo i due paesi sono diversi fra loro, ma tanti elementi li accomunano. Il Regno Unito della Thatcher smantellò l’industria siderurgica, quella meccanica, la cantieristica, il tessile-abbigliamento, con lo scopo politico di colpire a morte i sindacati e il partito laburista. Per lo sviluppo si puntò tutto sul terziario, soprattutto con Londra capitale mondiale della finanza. L’obiettivo è stato raggiunto, ma a livello macroeconomico la finanza può rendere ricchi paesi piccoli come il Lussemburgo o Singapore, ma è assolutamente insufficiente a farlo in un paese da 60 milioni di abitanti.
Chi ha votato per la Brexit non sono stati i finanzieri della City, la “il popolo dei pub”: i milioni di cittadini di regioni impoverite dalla deindustrializzazione, dalla mancanza di servizi, dalla disoccupazione di massa. L’Unione Europea è diventata il capro espiatorio di una profonda insoddisfazione verso governi che hanno lasciato morire l’economia reale e fatto prosperare soltanto la finanza globalizzata.
Per molti versi simile la parabola degli Stati Uniti, un paese però più grande, autosufficiente, aggressivo del Regno Unito. Anche qui alcuni obiettivi sono stati raggiunti: primato nell’informatica, nella finanza di Wall Street, nell’aerospazio, ma tutto ciò non basta a un paese di oltre 300 milioni di abitanti. Intere aree industrializzate (si pensi a Detroit), aree rurali impoverite, problemi sociali esplosivi in diverse metropoli hanno prodotto un rigetto verso la esponente dell’establishment ricco e legato alla finanza newyorchese: Hillary Clinton.
Il grezzo Trump, miliardario dell’edilizia (old economy), esprime la rabbia di milioni di americani prima appartenenti al ceto medio del “sogno americano” e ora impoveriti dalla crisi. Essi sperano che il protezionismo, cioè la negazione del libero mercato, possa proteggerli dalla concorrenza troppo forte degli asiatici e degli europei.
Regno Unito e Stati Uniti: due paesi che hanno creduto di trainare una rivoluzione liberista, e di rafforzarsi strategicamente con ripetute aggressioni militari, trovandosi invece, quasi quarant’anni dopo, ad accorgersi che i veri vincitori di questo lungo periodo sono stati solo due: la Cina e la Germania. Paesi, questi ultimi, diversissimi tra loro, che hanno però entrambi conservato e potenziato poderosi apparati industriali basati su politiche pubbliche dell’innovazione, della ricerca e della istruzione.

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