Potere, potere, potere…

La riforma della Costituzione è mossa dal principale intento di accentrare i poteri politici ed economici in un gruppo ristretto di persone e di gruppi di interesse, per dominare le istituzioni senza contrappesi democratici (enti locali, regioni, magistratura, associazioni imprenditoriali e sindacali, ecc.), dominare i Media e muovere all’assalto dell’economia privata imbracciando poteri straordinari.
Si potranno quindi fare, senza obiezioni, ponti sullo Stretto di Messina, disastri ambientali, nomine di famiglia in banche e imprese, tassazioni straordinarie per ripianare gli sprechi di ministri vanagloriosi e spreconi (addirittura una passeggiata con la portaerei Garibaldi in occasione della visita della Merkel).
E’ un progetto che spaventa, e che ricorda un lontano e triste passato, ma che piace non a caso alla Germania di Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco, che ha sempre teorizzato un ruolo periferico e sottomesso dell’Italia.
La Germania ha bisogno di fedeli pro-consoli e ha potuto verificare in questi 3 anni che il nostro paese, pur guidato da rappresentanti ciarlieri, si è sempre allineato docilmente alle scelte europee, anche quando queste nuocevano ai suoi interessi. Schäuble, che a suo tempo aveva quasi sbranato la povera Grecia di Tsipras, ha espresso pieno appoggio alle “riforme” di Renzi.
La strada giusta non è però questa. L’Italia ha bisogno di ripartire mobilitando le sue energie migliori, non di rottamare chiunque non è allineato.
Ha bisogno di leader inclusivi, non di maestri medievali dell’arte dell’inganno (“stai sereno”)
L’autorevole Financial Times ricorda agli italiani che il problema del nostro paese non è quello di fare e rifare le leggi, modificare costituzioni e accentrare poteri nelle mani di autocrati presenti e futuri, ma di affrontare i problemi reali del paese.
Ad esempio il Parlamento italiano ha varato in pochi anni ben tre riforme degli appalti pubblici (l’ultima delle quali, 2015, la più confusa di tutte), complicando ulteriormente le procedure, e aumentando i costi per cittadini e imprese.
“Ciò di cui l’Italia ha bisogno non sono più leggi da approvare più rapidamente ma meno leggi e migliori”, dice il Financial Times, aggiungendo che “le riforme costituzionali faranno ben poco per migliorare la qualità del governo, della legislazione e della politica”.
L’Italia è il paese che crede di combattere la mafia con i certificati anti-mafia o la corruzione con le autorizzazioni dell’ANAC (ennesimo ente dedicato a controllare altri enti) di Raffaele Cantone.
La presunta abolizione delle Province (in realtà non avvenuta) è servita a tagliare fondi per funzioni essenziali come la manutenzione delle strade, come il drammatico crollo del cavalcavia di Lecco (di competenza della Provincia senza fondi) ha drammaticamente evidenziato.
Fare molto, in fretta e male non è mai la soluzione migliore, in nessun campo, men che meno se allo scopo serve demolire una Costituzione che è stata l’architrave del vivere civile per 70 anni.

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