Opportunità Brexit

E se la Brexit, tanto temuta, fosse una opportunità per l’Italia? Che il primo ministro David Cameron non fosse un politico particolarmente perspicace lo si era capito da tempo, ma che potesse testardamente volere un referendum sull’Europa per vincerlo, e poi finisse per perderlo, direi che è il degno coronamento della sua carriera.
Già a caldo molti britannici si sono accorti di avere fatto un autogol. L’Unione Europea aveva dato molto al Regno unito, in termini di finanziamenti, prodotti, manodopera a buon mercato. Ricordiamo che dopo la disastrosa “cura Thatcher” il Regno Unito è diventato un paese che ha affossato interi settori industriali, ha poche imprese competitive e intere zone deindustrializzate.
I servizi che avevano in parte compensato il crollo dell’industria, dai servizi finanziari alle assicurazioni, dalla consulenza ai corsi di lingue, prosperavano in gran parte grazie alla clientela della UE. Alzando barriere doganali e introducendo permessi di soggiorno quanti di questi servizi subiranno delle conseguenze negative?
Quanto a lungo resisterà l’inglese come lingua internazionale, una volta che probabilmente non rientrerà fra le lingue ufficiali della UE?
Quest’ultima perdendo il Regno Unito perderà certamente un mercato importante, ma finalmente non dovrà fare più i conti con un paese che ha sempre cercato di ostacolare l’Unione, prima non aderendo (fino al 1973 tentò di dare via all’EFTA, una organizzazione alternativa), poi facendolo ma intralciando le decisioni comuni, spesso su mandato degli USA. Ogni proposta in senso federalista è stata osteggiata da Londra, mentre costante è stata la spinta a intraprendere nuove guerre, da fare però con esercizi nazionali, senza che mai potesse progredire l’idea di una difesa comune europea.
Tra le abili operazioni opportunistiche del Regno Unito vi è senz’altro anche quella di attrarre con la bassa tassazione imprese europee (fra queste Fiat), quindi sottraendo gettito importante agli altri paese. Ora localizzarsi nel Regno Unito potrà anche essere conveniente, ma significherà isolarsi commercialmente dall’Europa che conta.
Ha ragione chi nel Regno Unito confida (come i sindacati) che il nuovo isolamento possa stimolare la rinascita di imprese e di occupazione in settori deindustrializzati, dall’abbigliamento alla meccanica all’alimentare.
Nella nostra parte di mondo potrebbero ricevere un impulso attività imprenditoriali capaci di sostituire iniziative britanniche: dalle compagnie aeree low cost ai siti di e-commerce, dalle start up tecnologiche ai fondi di crowdfunding e venture capital.

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