Aggressività o subalternità?

Quanto conta l’aggressività verbale del governo italiano contro le politiche europee?
Temo poco. Essa mi sembra confermare ancora una volta la subalternità italiana, che oggi viene espressa con metafore da borgo toscano del passato (“il cappello in mano”, “prendere per il bavero”, “ci vogliono deboli”) e in passato lo è stata con toni da Business School.
La sostanza però è la stessa: subalternità. Chi ha votato Juncker presidente della Commissione? Chi ha nominato un teorico dell’austerità come Padoan ministro dell’Economia? Perché il governo italiano si è impuntato con arroganza sulla nomina della Mogherini nel ruolo di immagine ma non di sostanza di Rappresentante della Politica estera europea (ambito in cui le scelte sono saldamente in mano ai singoli stati), quando poteva rivendicare un ben più importante Commissario all’economia?
Cambiare le politiche europee non sarà facile. Esse hanno radici profonde e una lunga tradizione. Gli assetti attuali dell’Europa e della moneta europea sono stati pazientemente e abilmente costruiti dalla Germania, a partire dagli anni ’70.
Nel mio libro “La Germania e la crisi europea” (Editore Ombre corte, Verona, 2016) ho cercato di ricostruire la storia delle scelte tedesche dagli anni ’70 a oggi, e le sue conseguenze per l’Europa.
Una informazione sul libro si trova nel sito dell’editore Ombre corte, consultabile cliccando il link:

http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=451&tipo=novita

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