Chi creerà nuova occupazione? Le start up?

Una strana euforia si sta diffondendo riguardo alle start up innovative, cioè le circa 5000 nuove imprese iscritte nello speciale registro delle Camere di Commercio in quanto in possesso di particolari requisiti di innovatività, ricerca e sviluppo, brevetti.
Grazie al Registro istituito nel 2012 è oggi possibile isolare questa elite d’imprese, che in Italia è sempre esistita ma mescolata alla massa molto più grande delle imprese “normali”.
La forza dell’economia italiana però è sempre stata nel fatto che non ci fosse una elite di 5 mila imprese, ma una massa di oltre 5 milioni, in massima parte PMI.
Oggi non è molto diverso. Non saranno le start up (che hanno mediamente 3,4 addetti, meno di una media pasticceria o pescheria di quartiere) a dare risposte occupazionali soprattutto ai giovani, ma la grande massa di imprese “normali” che operano in tutti i settori (dal commercio all’artigianato ai servizi), con un livello medio di innovatività tecnologica, ma con la qualità del loro operare.
Se guardiamo ai grandi numeri, i filoni di Job Creation imprenditoriale oggi li troviamo in agricoltura (con un movimento di ritorno, su nicchie specializzate), nel turismo (nelle diverse forme di microricettività, ristorazione, street food, ecc.), nella organizzazione del tempo libero, nel commercio specializzato (facendo emergere la crisi della grande distribuzione standardizzata), nei servizi alle persone (dai bambini, agli anziani, all’estetica, ecc,), nella piccola editoria on line, nel riuso degli oggetti, nel marketing, nell’impiego di droni per molteplici usi, ecc.
Sono imprese che per avere successo non hanno tanto bisogno di invenzioni geniali, ma di un’applicazione intelligente delle tecnologie disponibili, di una costante attenzione ai clienti e di una buona gestione, tra i molti ostacoli che rendono problematico l’avvio e lo sviluppo di una impresa.
La spinta all’autoimpiego che viene dai settori sopra ricordati può creare molta occupazione, sia perché molte operano in settori ad alto contenuto di lavoro (ad esempio i servizi alle persone), sia perché una parte di queste imprese che nascono ora crescerà di dimensione dando vita a leader di settore come  avvenuto in passato per le varie Technogym, SACMI, Cucinelli, Kartell, ecc.
Sono proprio le imprese che non si basano su innovazioni tecnologiche dirompenti ad avere bisogno maggiormente di buone capacità di gestione e di una buona preparazione manageriale.

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