Finanziarsi col Social Lending

Se funziona lo scambio di alloggi tra privati (Airbnb) o l’autostop modernizzato tipo Bla Bla Car, perché non potrebbe funzionare un rapporto diretto tra privati, per quanto riguarda i finanziamenti? Che bisogno c’è di passare attraverso un intermediario costoso come la banca?
Il Social Lending, detto anche Peer to Peer (da pari a pari) Lending, potrebbe soddisfare questa esigenza di modalità finanziarie alternative.
La chiave ancora una volta potrebbe essere Internet, con piattaforme capaci di mettere in contatto utenti che hanno esigenze complementari (in questo caso prestatori e debitori).
I prestatori offrono il denaro, al tasso e alla durata stabilita dall’intermediario, oppure partecipando a un’asta dove competono con altri finanziatori.
Il prestatore può eventualmente scegliere il tipo di progetto da finanziare (avvio di start up, prestito per sviluppo aziendale, prestito immobiliare, ecc.).
Il debitore viene sostenuto spesso da più finanziatori, che in questo modo frazionano il rischio. Il debitore e i finanziatori non si conoscono mai, se non attraverso l’intermediario.
Il Social Lending è già una realtà in alcuni paesi, soprattutto quelli anglosassoni, USA e Regno Unito in testa.
Secondo il portale P2P-banking.com negli USA i prestiti in essere superano il miliardo di Euro e nel Regno Unito hanno un valore di circa di 300 milioni.
Piccole cifre rispetto ai volumi delle banche, ma comunque in rapida crescita. Nell’ Europa continentale la tendenza è positiva, ma la dimensione del fenomeno è minore, anche se ad esempio in Germania operano già importanti soggetti come Lendico, che fa capo al colosso dell’ e-commerce Zalando.
L’Europa continentale non è più arretrata, semplicemente ha controlli bancari più forti a tutela dei depositanti, come ha dimostrato la crisi bancaria del 2008-2009 dove non sono fallite così tante banche come è avvenuto nei paesi anglo-sassoni.
In Italia, ad esempio, per ridurre al massimo i rischi di truffe (sarebbe facile ingannare degli ingenui risparmiatori, sparendo poi con i loro soldi) chi vuole svolgere questo tipo di attività deve ottenere una impegnativa autorizzazione della Banca d’Italia (ai sensi dell’art. 114 del Testo Unico Bancario), che poi eserciterà attenti controlli sulla solidità finanziaria del soggetto, potendogli ritirare la licenza e commissariarlo (come avviene per le banche gestite in modo scorretto).
Una piattaforma di social lending deve svolgere infatti compiti molto delicati:
• registrare tutti i clienti, rispettando le normative antiriciclaggio;
• raccogliere e amministrare i denari dei prestatori, su appositi conti;
• controllare i clienti finanziatori (per evitare da parte loro l’esercizio del credito in forma professionale);
• valutare il livello di rischio dei clienti richiedenti, escludendo quelli con merito creditizio insufficiente e attribuendo loro un tasso di interesse coerente con il livello di rischio. Ad ogni richiedente viene assegnato un rating, cioè un livello di affidabilità, interrogando le centrali rischi private. Più il livello è scadente e più i tassi di interesse per i prestatori sono alti per compensare il rischio.
• Proporre diverse opzioni di finanziamento;
• trasferire i fondi dai finanziatori ai finanziati contabilizzando tutti i flussi;
• recuperare le somme eventualmente dovute e non pagate dai clienti finanziati.

D’altra parte, la società di peer to peer (P2P) Lending non sopporterà alcun rischio di credito. Il prestito erogato dal prestatore non è protetto da garanzie nel caso di default del richiedente. L’eventuale insolvenza del debitore ricadrà sul cliente finanziatore, che potrà rivalersi sul debitore con i normali strumenti del recupero crediti.
Il guadagno dell’azienda di social lending viene generato dalle commissioni percepite dai clienti, in percentuale sugli importi del prestito iniziale (es. 1-3%) e sugli interessi percepiti nel corso del tempo (es. 0,3%).
Riuscirà il P2P lending a diffondersi anche in Italia? In Italia stanno sorgendo le prime piattaforme e la prospettive sembrano incoraggianti. La domanda di finanziamenti certo non manca, anche a causa dei problemi che il sistema bancario spesso frappone.
Non è detto però, ed è questo il punto interrogativo maggiore, che si concretizzino finanziatori disposti a correre dei rischi che sono certamente maggiori di quelli che si potrebbero avere con forme di investimento più tradizionali.

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