E se il Grexit fosse un successo?

Le goffe e quasi spettrali figure che si aggirano nello scenario europeo sono come un incubo per quei greci che vogliono avviare una nuova impresa.
Merkel, Schäuble, Juncker, Lagarde, stanno tormentando da anni un paese debole, strutturalmente incapace di sostenere gli standard macroeconomici (i parametri di Maastricht) fissati astrattamente nel 1992 e successivamente inaspriti con il fiscal compact.
Una tortura, che ha portato la Grecia alla paralisi economica; una via senza apparente sbocchi, se non il default del debitore.
Eppure si ha l’impressione che i più impauriti dal Grexit, i veri zombie che camminano, siano proprio i paesi “forti”. Ma perché?
Perché se uscendo dall’Euro la Grecia, così come accadde per l’Argentina (ma anche ai diversi paesi europei senza Euro, dalla Polonia alla Ungheria), dovesse rilanciarsi, certo più povera ma più attiva, con una minore oppressione fiscale e una economia dove alle piccole imprese fosse nuovamente conveniente investire e produrre, questo suonerebbe come una drammatica sconfitta per gli arroganti profeti dell’austerità.

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