Come va l’occupazione mondiale

Con la consueta puntualità e precisione, l’International Labour Office di Ginevra (ILO) ha fatto il punto della situazione mondiale dell’occupazione nel suo “World employment and social outlook – Trends 2015”.
Oggi nel mondo ci sono 201 milioni di disoccupati, in parte a causa della crisi iniziata nel 2008 e non ancora riassorbita. Il rapporto parla di una “incerta e improbabile ripresa”, nonostante fattori favorevoli come il calo del prezzo del petrolio.
Il quadro demografico è fortemente espansivo e non basta una crescita dell’occupazione dell’ 1,2% annuo (1,7% prima della crisi) per garantire l’occupazione esistente e riassorbire la disoccupazione.
E questo nonostante 61 milioni di lavoratori siano usciti dal mercato del lavoro in quanto scoraggiati. Complessivamente, i tassi di partecipazione sono leggermente calati dopo la crisi.
La crescita sta ripartendo nel Nord-America, ma non in Europa, dove la situazione rimane difficile e il 24% della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale.
La situazione si sta deteriorando in economie emergenti, come quelle latino-americane (dopo la forte crescita dell’ultimo decennio) e la Russia, mentre l’Estremo Oriente soffre il calo della crescita cinese. In Cina inoltre la forte crescita dei laureati non è accompagnata da un’altrettanta crescita dei lavori ad alta qualifica.
Molto grave la situazione in Medio-Oriente, mentre l’Africa Sub-sahariana sta vivendo per la prima volta una fase di forte crescita.
Le diseguaglianze tra redditi alti e bassi stanno aumentando quasi ovunque, con effetti negativi sulla crescita globale. I lavoratori con un buon livello di qualifica vengono sempre più messi in competizione con quelli poco qualificati, per abbassarne i salari.
Nei paesi europei più deboli, quali Grecia Spagna e Regno Unito, i salari negli ultimi anni sono molto diminuiti.
La differenza tra generi, il cosiddetto “gender gap”, persiste, con le donne che hanno difficoltà ad affrontare ad esempio i lavori autonomi, in quanto più rischiosi.
La popolazione giovanile continua ad essere “disproportionately” colpita dalla crisi, nonostante la minore numerosità dei giovani rispetto al passato.
I processi di Job Creation avvengono principalmente nei servizi privati; nei prossimi 5 anni un terzo della nuova occupazione verrà da lì. L’occupazione industriale a livello mondiale calerà (nonostante la nuova forza industriale di alcuni paesi emergenti) e i servizi pubblici aumenteranno leggermente.
I lavori molto specializzati aumenteranno, anche se nel mondo il 45% di tutti i lavori rimane ancora a bassa qualificazione. Il lavoro mediamente qualificato tende ad essere spiazzato dalle tecnologie informatiche che automatizzano funzioni impiegatizie e di contabilità.
La crisi ha abbassato il turn over fra i lavori e rallentato l’aumento della produttività. Quest’ultima, a sua volta, ha risentito del calo degli investimenti provocato dalla crisi.
La minore disponibilità di giovani sul mercato del lavoro ostacola la crescita, mentre le economie con un alto tasso di partecipazione femminile dimostrano di essere più elastiche e resistenti (resilienti) delle altre.
Di qui, un invito implicito, leggiamo noi, a favorire processi che incentivino l’occupazione e l’imprenditoria femminile, oltre che l’imprenditoria giovanile, data la difficoltà del lavoro dipendente a offrire opportunità di lavoro alle donne e ai giovani.

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