I nuovi imprenditori nell’economia italiana. Breve storia del dopoguerra (Parte 5/5) – Nuovi imprenditori contro la crisi: gli anni 2000 e oltre

Il nuovo decennio si apre con la crisi di Internet negli USA e poi con gli attentati alle Torri Gemelle nel 2001, proseguendo con le guerre in Iraq e Afghanistan. E’ quindi un decennio difficile, in cui la crescita dell’economia dapprima rallenta, per poi precipitare nella recessione nel 2008-2009 con la crisi finanziaria, anch’essa scoppiata negli USA.
Le politiche inefficaci messe in atto in Europa, con un accento prioritario sulla stabilità monetaria piuttosto che alla crescita hanno trascinato la crisi sino ad oggi.
In Europa e in Italia, nel 2002 entra in vigore l’Euro, valuta che in una prima fase consente di creare una stabilità monetaria, con l’abbassamento dei tassi di interesse anche per le imprese, ma poi diventa sempre più criticata per i vincoli di politica economica che impone ai diversi paesi.
La stagnazione economica e occupazionale di questo periodo rende sempre più importante il ruolo delle nuove imprese, che con la loro flessibilità e innovatività riescono a sviluppare attività, e soprattutto servizi, che vanno incontro ai bisogni dei cittadini.
In alcuni casi, le leggi agevolano l’apertura di nuove tipologie d’impresa, come nel caso delle parafarmacie (2008).
Fino al 2007-8 l’economia italiana ha una crescita modesta ma discreta, la popolazione aumenta e si vive in molte zone un boom edilizio, che incoraggia l’avvio di molte iniziative artigianali, nelle varie attività coinvolte dai cantieri edilizi.
Sono anni di immigrazione, e uno dei modi attraverso cui molti immigrati stranieri si inseriscono consiste nell’aprire piccole attività: nell’edilizia, nel commercio (fisso e ambulante), nella ristorazione.
L’immigrazione contribuisce a ringiovanire la popolazione, e a rendere pressante l’esigenza di ampliare la base dei servizi per l’infanzia. Continua però anche l’aumento del numero di anziani, che rendono maggiori le esigenze di servizi sociali spesso gestiti da cooperative o microimprese.
La crisi induce lo sviluppo di attività “low cost”: ad esempio il Bed and Breakfast come forma di ricettività turistica, o il commercio di beni usati e vintage.
Nel consumo alimentare prosegue il trend del biologico, cui si affianca quello dei prodotti a km zero. Si assiste a un certo ritorno alle produzioni agricole, da parte di persone giovani in cerca di un’occupazione a contatto con la natura (spesso in produzioni biologiche).
Il fascino del prodotto alimentare non industriale si estende anche a prodotti non tipicamente italiani, come la birra, dove nascono decine di piccoli laboratori artigianali.
La cura del corpo, della forma fisica, dell’estetica non conosce crisi, con lo sviluppo di attività quali i centri di riabilitazione fisioterapica, i personal trainer o i centri benessere tipo SPA (Salus per Aquam).
Internet ha un nuovo impressionante sviluppo, con i social network e l’e-commerce. I social media cambiano ulteriormente la comunicazione aziendale di molte imprese, e favoriscono la nascita di nuove piccole imprese di comunicazione.
L’e-commerce spinge molte imprese a vendere direttamente saltando i canali commerciali tradizionali: alcune di queste diventano rapidamente importanti. Una per tutto la Yoox, specializzata nella vendita on line di abbigliamento di alta gamma, creata a Bologna nel 2000 da giovani imprenditori, che in pochi anni la porteranno al successo di Borsa.
L’informatica e Internet creano opportunità anche nella editoria elettronica, con e-book scaricabili on line, e prodotti da piccole case editrici.
Il rapporto con la rete consente anche prime forme sperimentali di raccolta di finanziamenti on line: il cosiddetto Crowdfunding.
Anche in campo educativo e professionale si sviluppa la formazione a distanza via Internet.
Negli anni 2000 si arriva poi alla consapevolezza che la crisi economica deve combattuta con l’innovazione, e che questa va sostenuta con programmi specifici. Si diffonde il concetto di “Start Up tecnologica”: una nuova impresa nata dal contatto con l’Università e centri di ricerca.
Molti ambiti consentono l’avvio di nuove imprese ad alta tecnologie: dalle biotecnologie alla genetica, dalla robotica alle energie rinnovabili.
Il settore fotovoltaico, ad esempio, ha una grande diffusione, e favorisce una qualificazioni di imprese tradizionali come quelle di costruzioni e dell’impiantistica elettrica.
In un’epoca di costi crescenti delle risorse, le nuove tecnologie possono contribuire al risparmio energetico, e quindi a combattere la crisi.
La crisi si contrasta anche con iniziative commerciali all’estero. L’ingresso della Cina nel WTO, e quindi l’apertura reciproca dei mercati, mettono in seria difficoltà attività manifatturiere tradizionali, ora non più competitive, ma aprono anche immensi mercati all’estero, per prodotti di alta qualità, tecnologica o di design.
Non a caso in questo periodo si consacrano come imprese di successo internazionale alcune ex nuove imprese fondate da giovani, come la Brunello Cucinelli, fondata nel 1978 da un imprenditore che all’epoca aveva solo 25 anni.
Le politiche per le nuove imprese, ora dotate di meno risorse a parte quelle europee, si concentrano sui corsi di formazione, su sgravi fiscali, concorsi di idee, servizi di consulenza e di coaching, e su progetti ancora embrionali di decollo di finanziamenti nel capitale di rischio delle imprese innovative, del tipo Venture Capital.

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