I nuovi imprenditori nell’economia italiana. Breve storia del dopoguerra (Parte 2/5)

2. Gli anni Settanta e la fine del boom
di Massimo D’Angelillo

Il boom economico non fu ininterrotto. Il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel periodo 1958-63, poi alcune crisi e pronte riprese caratterizzarono il periodo successivo.
Gli anni Settanta portarono con sé l’esaurimento del lungo sviluppo del dopoguerra. La crisi petrolifera del 1973 (e poi quella del 1979) faceva capire che quello del costo dell’energia sarebbe diventato un problema serio e un serio freno allo sviluppo.
L’inflazione che si scatenò allora aprì un periodo di instabilità, con forti aumenti dei prezzi, ad esempio degli immobili, che favorirono iniziative speculative piuttosto che produttive.
Gli scioperi e i movimenti sociali operai e studenteschi facevano capire che la società stava cambiando e diventava più esigente, ad esempio sulle condizioni e sui costi del lavoro, oltre che sui diritti civili, che soprattutto i più giovani rivendicavano con forza.
Nelle tensioni sociali vi era poi il rischio concreto che si inserissero gruppi terroristici, di vario colore.
La crisi però fu superata, con una forte coesione sociale.
Anche negli anni ’70 e nuove imprese fecero la loro parte. Fu l’epoca dello sviluppo dei cosiddetti “distretti industriali”, aree specializzate su specifici settore (dalla maglieria di Carpi alle piastrelle di Sassuolo, dagli occhiali di Belluno alle cucine di Pesaro, dal biomedicale di Mirandola al panettone di Verona) e formate da piccole e medie imprese, create spesso da ex operai delle fabbriche più grandi.
In ogni distretto le imprese produttrici del prodotto finale, ad esempio una cucina, si avvalevano (e si avvalgono, i distretti in molti casi sopravvivono ancora oggi) di subfornitori specializzati, di componenti (ad esempio vetrerie, fornitori di ferramenta, ecc.) e di servizi (trasporti, montaggio, ecc.).
Gli stili di vita, di abbigliamento, musicali, cambiavano rapidamente. Si sviluppavano nuovi servizi: per il tempo libero (cinematografi, discoteche, ecc.), il turismo, la salute, ecc.
La forte richiesta di emancipazione femminile e di parità tra uomo e donna faceva delle donne, soprattutto giovani, dei soggetti portatori di nuovi stili di vita e di consumo.
I nuovi stili di vita inducevano la nascita di attività commerciali di tipo nuovo: negozi di dischi, di strumenti musicali, jeanserie, fumetterie, motociclette e accessori, negozi di articoli sportivi, pub, pizzerie, paninoteche, ecc.
In seguito ai grossi progressi nella scolarizzazione, entravano in campo giovani imprenditori diplomati e laureati, che iniziavano a concepire prodotti e servizi innovativi, a partire da quelli dell’informatica, un settore allora che allora stava muovendo i primi passi.

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