Aprire una impresa in Italia come stranieri: luoghi comuni da sfatare – II

Proseguiamo il dialogo con una persona straniera interessata ad avviare una impresa in Italia analizzando un altro argomento spesso impiegato a sproposito: la eccessiva tassazione sulle imprese.
Non è sempre così, dipende. Per un piccolo imprenditore senza dipendenti, la tassazione del reddito oscilla tra il 25 e il 35%, mentre vi sono regimi fiscali agevolati che possono farla scendere di molto, addirittura al 5%. E’ vero che se si assumono dipendenti, il meccanismo fiscale dell’IRAP può portare a percentuali di tassazione molto alte.
La tassazione in Italia potrebbe diminuire se si diminuisse l’evasione fiscale. I sistemi di controllo sull’evasione sono ormai molto sofisticati, quello che però continua a rimanere immutato è lo scarso senso nazionale degli italiani. Pagare le tasse è visto da molti come un dovere imposto da uno stato nemico. Secoli di dominazione straniera hanno indebolito la coscienza nazionale, così la scelta di trasferire all’estero l’azienda come ha fatto la Fiat di Marchionne non viene vista come offensiva (pensiamo come reagirebbero i tedeschi se la Volkswagen si trasferisse all’estero), ma come un fatto “normale”. I rappresentanti del governo del resto non si indignano, ma si onorano dell’”amicizia” di questi imprenditori, accentuando così il declino dell’industria nazionale.
Vero è invece che in Italia sono molto alti i costi previdenziali, per le pensioni degli imprenditori e dei dipendenti. In Italia il versamento pensionistico non si può evitare, e deve essere fatto obbligatoriamente all’INPS (salvo i casi di liberi professionisti dotati di ordini e casse previdenziali autonome). Questo vale anche per cittadini stranieri che lavorino in Italia.
La crisi economica che dura dal 2008 ha determinato un pesante calo dell’occupazione e quindi dei versamenti pensionistici, mentre l’età delle persone fortunatamente è continuata ad aumentare. Di qui una pressione sul sistema previdenziale, con continui aumenti delle aliquote contributive, allungamenti dell’età pensionistica e abbassamenti delle prestazioni. Versare sempre di più, lavorare fin oltre i 70 anni, ricevere pensioni basse: sembra questo il destino del lavoratore, che quindi dovrà provvedere alla propria vecchiaia con forme di rendita integrative.
Altro problema che c’era fino a qualche anno fa, e che sopravvive in alcuni settori (alberghi, negozi nei centri commerciali): i costi immobiliari. La crisi sta riequilibrando i valori, e proprio per uffici, capannoni e negozi questo è un ottimo momento per affittare ed eventualmente anche per comprare.
Non a caso (soprattutto per immobili di vacanza) gli acquisti da parte di stranieri sono frequenti.
E’ certo, comunque, che la tassazione sulla proprietà degli immobili sta salendo rapidamente ed è destinata ad aumentare nei prossimi anni. Per chi vuole iniziare un’attività in Italia la formula dell’affitto è senz’altro la più consigliabile.
L’energia. Questo tema interessa soprattutto le aziende di produzione, che hanno impianti ad alto consumo energetico, mentre quelle di servizi sono meno colpite. La rete energetica italiana garantisce un servizio valido, ma costoso, se confrontato a quello di altri paesi europei.
E’ consigliabile, per quanto possibile a livello di piccola impresa, dotarsi di sistemi a basso consumo, dai pannelli fotovoltaici alla illuminazione a Led.
CONTINUA

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