Europa matrigna?

Fonte di notevole sollievo fiscale per una parte (piccola) delle nuove imprese è da diversi anni  il regime dei “contribuenti minimi”.

Si tratta di un regime agevolato, riservato alle persone fisiche e ai lavoratori autonomi che hanno un giro d’affari limitato.

Per essere “minimo” il contribuente deve infatti:

  • avere ricavi annuali non superiori a 30.000 Euro;
  • non esportare (vale a dire vendere fuori dalla UE);
  • non avere costi per dipendenti collaboratori (non occasionali);
  • non disporre, tramite acquisto o altra forma (es. leasing) di beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 Euro in un triennio, considerando al 50% del loro valore i beni che sono ad uso promiscuo (autovettura, cellulare, ecc.).

 

I contribuenti minimi possono godere di varie agevolazioni:

  • non devono applicare l’IVA sulle loro prestazioni (e quindi non sono tenuti ad alcun adempimento IVA), né d’altra parte possono recuperarla sugli acquisti;
  • sulle fatture di importo superiore a € 77,47 devono semplicemente (in sostituzione dell’IVA)  applicare una marca da bollo di € 1,81;
  • non sono soggetti all’IRAP;
  • non sono soggetti agli Studi di Settore;
  • versano all’Erario soltanto un’imposta sostitutiva IRPEF del 5%, calcolata sulla differenza fra i ricavi incassati e i costi sostenuti nell’anno (principio di cassa).

 

Rispetto all’aliquota minima dell’IRPEF, che come abbiamo visto è del 23%, una riduzione al 5% è evidentemente molto importante.

Possono accedere al regime agevolato tutti i nuovi imprenditori, che non svolgano però la nuova attività come continuazione di un’attività precedente.

Il nuovo regime ha una durata limitata di 5 anni. Questo limite temporale viene ampliato solo per quelle persone che, allo scadere del 5° anno di attività, non abbiano ancora raggiunto i 35 anni.

Il regime dei minimi è stato introdotto con la legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008) con durata fino al dicembre 2013. Accusato di violare la normativa comunitaria, il regime è stato poi “assolto” dalla UE con una decisione del Consiglio UE (N. 2013/678/UE) che non solo ha consentito una proroga fino al 31 dicembre 2016, ma ha autorizzato l’Italia ad alzare la soglia del volume d’affari massimo da 30 a 65 mila Euro.

Servirebbe un apposito provvedimento attuativo per modificare i requisiti di accesso al regime fiscale agevolato, che tuttavia il sottosegretario all’Economia Baretta ha esplicitamente escluso. Il governo italiano ha insomma deciso di non alzare la soglia, temendo di perdere un eccessivo gettito fiscale.

Europa matrigna che nega flessibilità all’Italia o Italia che si fa male da sola?

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