Crowdfunding: quali prospettive concrete?

Fra le più interessanti legislative degli ultimi mesi vi è l’inserimento, nel Decreto Crescita (decreto

legge 179/2012), del concetto di “Crowdfunding”, cioè di apporti alle imprese tramite piccoli apporti di molti piccoli finanziatori.

Il Decreto prevede che le start up innovative, costituite in forma di srl, possano offrire quote di capitale a piccolissimi sottoscrittori, anche attraverso portali on line.

E’ positivo che in un periodo di liquidità scarsa e di scarsa propensione delle banche a prestare denaro, si cerchino formule innovative. L’idea che una “folla” (crowd) di piccoli finanziatori possa risolvere i problemi delle imprese è indubbiamente suggestiva.

Il crowdfunding esiste in Italia già da molti anni, ma non per le imprese: tante campagne a favore della ricerca (Telethon e simili) sono state capaci di raccogliere somme ragguardevoli grazie a piccolissime donazioni. Anche la raccolta di fondi tramite il 5 per mille è una forma di crowdfunding.

Anche in politica esistono esempi importanti: la prima campagna elettorale di Barack Obama si finanziò in gran parte proprio con piccole donazioni dei simpatizzanti.

Con le imprese il discorso è diverso e anche in paesi come gli USA il crowdfunding muove ancora i primi passi, tant’è che una legge in materia è stata fatta solo nel maggio del 2012 (Jobs Act).

Un conto è richiedere, per campagne politiche o umanitarie, sull’onda di una simpatia più o meno profonda, piccole somme a fondo perduto, e un conto è finanziare soggetti come le imprese, che devono documentare ogni loro entrata a fini fiscali e riconoscere ai finanziatori un interesse su un prestito o una quota del capitale e quindi un relativo rendimento in termini di dividendi.

Anche una impresa potrebbe (sempre documentandoli e sottoponendoli a tassazione) raccogliere donazioni; ma perché un privato dovrebbe donare soldi a un soggetto che ha scopo di lucro? Non è come donarle a un’associazione benefica.

Il Decreto Sviluppo circoscrive il crowdfunding all’ambito delle start up innovative e alla sottoscrizione di quote di capitale, anche tramite portali on line.

Se quindi la “folla” si muoverà occorrerà riconoscere a ogni finanziatore un adeguato rendimento economico e anche proporzionali diritti di voto e di partecipazione alla vita della società.

La vendita delle quote in sé non sarà problematica: il portale funzionerà probabilmente come le attuali piattaforme web delle banche, attraverso cui disponendo di un conto on line è possibile acquistare le azioni di ogni società per azioni quotata in tutte le borse del mondo.

Ben più complicato e costoso sarà gestire tutto il meccanismo: le società emittenti dovranno essere adeguatamente controllate, per evitare truffe ai danni dei sottoscrittori. Il motivo per cui tante società per azioni non chiedono di essere quotate in borsa è che i controlli della Consob sono pesanti e costosi (ad esempio redazione di un bilancio trimestrale, certificazione del bilancio annuale, ecc.), ma data la dimensione di molte spa economicamente sopportabili. Lo stesso potrà avvenire per delle piccole srl appena costituite?

Inoltre i nuovi piccoli sottoscrittori del crowdfunding diventeranno soci come tutti gli altri: dovranno essere controllati nella identità (rischio di riciclaggio), registrati nel libro soci, invitati alle assemblee con pieno diritto di voto, seguiti nel pagamento di dividendi annuali. Si spera poi che l’acquisto della quota non debba essere regolato da un notaio, come avviene per i normali passaggi di quote delle srl.

Il costo di questa burocrazia aziendale non sarà troppo alto rispetto al valore economico dei piccoli finanziamenti?

 

http://www.genesis.it/pubblicazioni-libri1.htm

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